sabato 11 dicembre 2010

Profughi eritrei, tragedia nel deserto Uccisi due diaconi tra i sequestrati

Ci sarebbero molte altre persone in fin di vita, comprese donne incinta e bambini. Le percosse sono quotidiane. Da qualche giorno viene negata loro l'acqua, al punto che molti sono costretti a bere la propria urina. Si ha notizia, infine, del trasferimento di altre persone, sparite dal gruppo e forse portate via per essere sottoposte all'espianto di organi, per pagare il riscatto. di CARLO CIAVONI Profughi eritrei, tragedia nel deserto Uccisi due diaconi tra i sequestrati ROMA - Sono stati uccisi due diaconi ortodossi che erano tra i 250 eritrei, tenuti in catena dai trafficanti di esseri umani nel deserto del Sinai egiziano dal 20 novembre scorso. I carcerieri li hanno ammazzati di fronte a tutti gli altri, accusati di aver lanciato l'allarme. E' quanto riferisce padre Moses Zerai, direttore dell'agenzia eritrea Habeshia, che tiene clandestinamente i contatti con i profughi attraverso i cellulari che gli stessi sequestratori mettono a disposizione delle loro vittime affinché chiamino chiunque, parenti oppure organizzazioni umanitarie, sia in grado di mandare loro il denaro per pagare il riscatto: 8000 dollari. Secondo quanto raccolto dal sacerdote, ci sarebbero anche molte altre persone in fin di vita tra quelle sequestrate, comprese donne incinta e bambini. Le loro condizioni sono gravissime per le percosse subite oggi pomeriggio. Oltre tutto, da qualche giorno viene negata loro l'acqua, al punto che molti sono costretti a bere la propria urina. Si ha notizia, infine, del trasferimento di altre persone, sparite dal gruppo e molto probabilmente portate da qualche parte per essere sottoposte all'espianto di organi, per pagare il riscatto. La situazione è dunque decisamente e precipitata. "Non si possono più aspettare i tempi delle diplomazie - ha detto padre Zerai - perché la gente sta morendo anche a causa della fame e della sete. Di fronte a questa autentica barbarie, chiediamo che la comunità internazionale condanni tutto ciò, e richiami il governo egiziano ad intervenire con decisione per sottrarre queste vite umane dalle mani dei trafficanti e il loro complici in quella regione del Sinai". Proprio ieri, una lettera di numerosi parlamentari italiani è stata inciata alla Comunità Europea affinché prendesse atto delle responsabilità del governo egiziano, che sicuramente esistono, il quale proprio ieri ha però replicato - in verità con qualche ragione - che le responsabilità originarie di questa drammatica situazione risiedono nei governi che si affacciano sul Mediterraneo e che hanno adottato politiche estremamente e indiscriminatamente restrittive, impedendo ai richiedenti asilo politico anche solo di arrivare da qualche parte per dimostrare di aver diritto a quello status. (11 dicembre 2010)

1 commento:

storico ha detto...

L'Egitto è troppo impegnato a catturare lo squalo di Sharm per occuparsi di quei poveracci

Il dramma dei profughi eritrei sequestrati nel Sinai. La coscienza sporca dell'Occidente