Lucca Comics & Games
del 01/11/2008 di Alessandro Lazzarini
LUCCA - Sala gremita e grande interesse del pubblico per l'incontro con Carlo Lucarelli e Gianfranco Manfredi inserito nel calendario di Lucca Comics & Games 2008. Entrambi gli autori hanno ambientato le loro ultime opere nell'Etiopia dell'800, affrontando il tema del colonialismo italiano. L'occasione si è trasformata in un dibattito culturale su un periodo storico dimenticato, definito dai due opsiti "il far west italiano". Manfredi: «Oggi i media falsificano la figura della donna negandone il dolore».
Ottimo riscontro di pubblico e grande interesse in sala per l'incontro con lo scrittore Carlo Lucarelli e lo sceneggiatore di "Volto Nascosto" (tavole in mostra a Palazzo Ducale) Gianfranco Manfredi. Il primo, affermato scrittore e conduttore televisivo, ha recentemente pubblicato "L'ottava vibrazione", romanzo ambientato in Etiopia nei giorni antecedenti la disfatta di Adua, mentre il secondo ha localizzato la sua mini serie d'autore, pubblicata da Sergio Bonelli Editore e che a breve volgerà al termine svelando l'identità del protagonista, tra Roma, l'Etiopia e l'Eritrea. Ed è proprio questa l'analogia che ha unito i due ospiti ed è questo l'argomento che ha infine monopolizzato il dibattito, trasformandolo in una vera discussione storico culturale.
Manfredi ha aperto il dibattito raccontando la sua storia, il nonno fondatore di una cellula dell'Internazionale Socialista, il padre in un campo di prigionia alle falde del Kilimangiaro, per spiegare ai presenti la sua scelta narrativa. Poi si è soffermato sulla scelta della mini serie, assunta perché in grado di lasciare più libertà allo scrittore, dato che ad esempio l'eroe può morire, evento impossibile nelle serie dalla durata indefinita, che proprio perché infinite non possono prescindere dal protagonista.
Ma l'incontro è ben presto uscito dai binari della semplice discussione settoriale quando, invitato a trattare la figura dell'eroina femminile, Manfredi è andato a ruota libera: «Trovavo provocatorio rappresentare oggi l'eroina femminile perché siamo in un'epoca di falsificazione della figura femminile. Le eroine dell'800 sanno nascondere il dramma delle figura femminile in un periodo in cui per le donne è più difficile essere libere. Oggi invece l'elemento dolore nello stereotipo dell'eroe femminile è nascosto dietro la donna in carriera autoritaria, mentre invece anoressia e altre dilaganti malattie psicologiche ci dicono che anche ai giorni nostri la donna deve convivere col dolore».
Poi Lucarelli parla del colonialismo italiano: «Esiste un far west italiano, storie epiche con sfondi enormi, le possiamo raccontare. Sappiamo tutto del far west americano, della legione straniera francese, dell'India Inglese, ma abbiamo nascosto il nostro colonialismo. Allora scopri che è necessario raccontarlo». Quindi Lucarelli si rivolge a Manfredi, ponendogli una domanda: «Scrivendo il libro mi rendevo conto di raccontare gli italiani di adesso, hai avuto questa sensazione?»
«Studiando il colonialismo - dice Manfredi - mi sono imbattuto in un politico italiano che, riguardo il colonialismo, alla domanda "perché si deve fare questa guerra?", rispondeva "Perché ce lo chiede l'Europa". Per esistere dovevamo avere una colonia. Ci sono analogie con quanto accade oggi; la politica pensa che anche quando si ha a che fare con popoli tribali si debba individuare un capo. E' successo con Bin Laden, coi Talebani, e successe anche nell'800 con Menelik II. L'Italia disse che l'Etiopia gli aveva ceduto la rappresentanza economica. Una assurdità. C'era gente che scendeva in piazza e gridava "Viva Menelik". La gente in sostanza manifestava per dire che aveva ragione il nemico».
Il moderatore invita poi Lucarelli a ricostruire la figura delle 'Madame': «L'Etiopia era il miglior stato africano, la nostra non è una storia di cow boys contro primitivi pellerossa. Gli ufficiali italiani lasciavano la moglie a casa, la Madama era la moglie segreta, storie di amore vere, ma quando tornavano dovevano abbandonarle perché non era possibile l'amore tra un bianco e una nera. Un pezzo di storia che ci appartiene ma che abbiamo dimenticato perché controversa. Ad Adua - continua - c'erano 16mila italiani contro 100mila etiopi. Noi ricordiamo la battaglia con l'eroismo degli sconfitti, ma è la più grande sconfitta di un esercito coloniale contro un esercito africano. L'abbiamo rimossa dai libri di scuola ma per i popoli neri è un punto di svolta, in Jamaica la studiano tutti».
"Volto Nascosto" tuttavia, non tratta solo degli italiani, ma molti personaggi sono Etiopi, o comunque guarda ai fatti anche con l'occhio del popolo africano. Racconta Manfredi: «Tramite Il Manifesto abbiamo fatto leggere il fumetto a degli Etiopi, ed è piaciuto. Nell'immaginario comune in guerra l'invasore ha torto e chi difende la propria terra ha ragione, ma tutti hanno sentimenti e non sempre chi ha torto è anche cattivo. Sono questi i particolari più difficili da raccontare, perché il fumetto rappresenta i personaggi per stereotipi. E' per questo che il successo di Volto Nascosto lo condivido in parti eguali coi disegnatori, senza di loro non avrei potuto esprimere quello che avevo in testa».
lunedì 3 novembre 2008
Il colonialismo italiano nelle opere di Lucarelli e Manfredi
Lucca Comics & Games
del 01/11/2008 di Alessandro Lazzarini
LUCCA - Sala gremita e grande interesse del pubblico per l'incontro con Carlo Lucarelli e Gianfranco Manfredi inserito nel calendario di Lucca Comics & Games 2008. Entrambi gli autori hanno ambientato le loro ultime opere nell'Etiopia dell'800, affrontando il tema del colonialismo italiano. L'occasione si è trasformata in un dibattito culturale su un periodo storico dimenticato, definito dai due opsiti "il far west italiano". Manfredi: «Oggi i media falsificano la figura della donna negandone il dolore».
Ottimo riscontro di pubblico e grande interesse in sala per l'incontro con lo scrittore Carlo Lucarelli e lo sceneggiatore di "Volto Nascosto" (tavole in mostra a Palazzo Ducale) Gianfranco Manfredi. Il primo, affermato scrittore e conduttore televisivo, ha recentemente pubblicato "L'ottava vibrazione", romanzo ambientato in Etiopia nei giorni antecedenti la disfatta di Adua, mentre il secondo ha localizzato la sua mini serie d'autore, pubblicata da Sergio Bonelli Editore e che a breve volgerà al termine svelando l'identità del protagonista, tra Roma, l'Etiopia e l'Eritrea. Ed è proprio questa l'analogia che ha unito i due ospiti ed è questo l'argomento che ha infine monopolizzato il dibattito, trasformandolo in una vera discussione storico culturale.
Manfredi ha aperto il dibattito raccontando la sua storia, il nonno fondatore di una cellula dell'Internazionale Socialista, il padre in un campo di prigionia alle falde del Kilimangiaro, per spiegare ai presenti la sua scelta narrativa. Poi si è soffermato sulla scelta della mini serie, assunta perché in grado di lasciare più libertà allo scrittore, dato che ad esempio l'eroe può morire, evento impossibile nelle serie dalla durata indefinita, che proprio perché infinite non possono prescindere dal protagonista.
Ma l'incontro è ben presto uscito dai binari della semplice discussione settoriale quando, invitato a trattare la figura dell'eroina femminile, Manfredi è andato a ruota libera: «Trovavo provocatorio rappresentare oggi l'eroina femminile perché siamo in un'epoca di falsificazione della figura femminile. Le eroine dell'800 sanno nascondere il dramma delle figura femminile in un periodo in cui per le donne è più difficile essere libere. Oggi invece l'elemento dolore nello stereotipo dell'eroe femminile è nascosto dietro la donna in carriera autoritaria, mentre invece anoressia e altre dilaganti malattie psicologiche ci dicono che anche ai giorni nostri la donna deve convivere col dolore».
Poi Lucarelli parla del colonialismo italiano: «Esiste un far west italiano, storie epiche con sfondi enormi, le possiamo raccontare. Sappiamo tutto del far west americano, della legione straniera francese, dell'India Inglese, ma abbiamo nascosto il nostro colonialismo. Allora scopri che è necessario raccontarlo». Quindi Lucarelli si rivolge a Manfredi, ponendogli una domanda: «Scrivendo il libro mi rendevo conto di raccontare gli italiani di adesso, hai avuto questa sensazione?»
«Studiando il colonialismo - dice Manfredi - mi sono imbattuto in un politico italiano che, riguardo il colonialismo, alla domanda "perché si deve fare questa guerra?", rispondeva "Perché ce lo chiede l'Europa". Per esistere dovevamo avere una colonia. Ci sono analogie con quanto accade oggi; la politica pensa che anche quando si ha a che fare con popoli tribali si debba individuare un capo. E' successo con Bin Laden, coi Talebani, e successe anche nell'800 con Menelik II. L'Italia disse che l'Etiopia gli aveva ceduto la rappresentanza economica. Una assurdità. C'era gente che scendeva in piazza e gridava "Viva Menelik". La gente in sostanza manifestava per dire che aveva ragione il nemico».
Il moderatore invita poi Lucarelli a ricostruire la figura delle 'Madame': «L'Etiopia era il miglior stato africano, la nostra non è una storia di cow boys contro primitivi pellerossa. Gli ufficiali italiani lasciavano la moglie a casa, la Madama era la moglie segreta, storie di amore vere, ma quando tornavano dovevano abbandonarle perché non era possibile l'amore tra un bianco e una nera. Un pezzo di storia che ci appartiene ma che abbiamo dimenticato perché controversa. Ad Adua - continua - c'erano 16mila italiani contro 100mila etiopi. Noi ricordiamo la battaglia con l'eroismo degli sconfitti, ma è la più grande sconfitta di un esercito coloniale contro un esercito africano. L'abbiamo rimossa dai libri di scuola ma per i popoli neri è un punto di svolta, in Jamaica la studiano tutti».
"Volto Nascosto" tuttavia, non tratta solo degli italiani, ma molti personaggi sono Etiopi, o comunque guarda ai fatti anche con l'occhio del popolo africano. Racconta Manfredi: «Tramite Il Manifesto abbiamo fatto leggere il fumetto a degli Etiopi, ed è piaciuto. Nell'immaginario comune in guerra l'invasore ha torto e chi difende la propria terra ha ragione, ma tutti hanno sentimenti e non sempre chi ha torto è anche cattivo. Sono questi i particolari più difficili da raccontare, perché il fumetto rappresenta i personaggi per stereotipi. E' per questo che il successo di Volto Nascosto lo condivido in parti eguali coi disegnatori, senza di loro non avrei potuto esprimere quello che avevo in testa».
MIGRANTI: MSF "CHIUDE" A LAMPEDUSA, NON HA PIU' IL PERMESSO(AGI)
Roma, 1 nov.
Medici senza frontiere (Msf) ha chiuso l'attivita' al molo dell'isola di Lampedusa. In una nota l'organizzazione ha riferito di aver dovuto questa decisione "dopo che il ministero dell'Interno ha deciso di non firmare un nuovo protocollo d'intesa e di non rilasciare il permesso necessario perche' Msf continui a operare adeguatamente". Da qui, l'appello dell'organizzazione al governo di "rivedere la sua decisione". L'organizzazione umanitaria ha garantito dal 2002 visite mediche d'emergenza gratuite per i migranti che arrivano sull'isola dopo aver attraversato un drammatico viaggio in mare. Dal 2005 fino a oggi il team di Msf ha visitato 4.550 migranti, 1.420 solo tra gennaio e ottobre del 2008. "La presenza di Msf nell'isola e' necessaria", rivendica l'organizzazione nella nota, "a causa del gran numero di persone che sbarcano sulle sue coste ogni anno -piu' di 25mila nei primi dieci mesi del 2008- fino a quando le autorita' sanitarie regionali non garantiranno un servizio". E' "inaccettabile", ha ammonito Loris de Filippi, responsabile delle operazioni Msf in Italia, "che mentre i nostri medici possono operare nel cuore del conflitto in corso in Nord Kivu nella Repubblica del Congo, siamo praticamente costretti a concludere l'assistenza medica e umanitaria nel territorio di uno Stato europeo". L'organizzazione e' preoccupata perche' in futuro non saranno piu' garantite le visite mediche al molo di Lampedusa, soprattutto in considerazione del fatto che negli ultimi anni Msf ha evidenziato un incremento nelle patologie dei migranti dovute alle condizioni dei viaggi in mare (traumi, ipotermia, ustioni). Secondo i dati di Medici sempre frontiere, sempre piu' migranti arrivano da zone di guerra o paesi colpiti da carestie, come Somalia, Eritrea, Sudan ed Etiopia (30 per cento); inoltre sono in aumento gli arrivi di donne (12 per cento, 151 in gravidanza dall'inizio dell'anno) e minori (8 per cento). (AGI)
La Russa: "Sulla Bossi-Fini nessuno stop, al massimo modifiche"
3 Novembre 2008
Il ministro della Difesa è pronto a sostenere una modifica alla legge Bossi-Fini sull'immigrazione. Ma solo se "i miglioramenti riguardano la normativa per chi ha un lavoro". E' quanto ha dichiarato La Russa in un'intervista su "Il Giornale".
"Che ci possano essere, per carità, delle correzioni o degli aggiustamenti da fare, siamo d'accordo. Ma l'effetto e il successo di quella legge sono dovuti soprattutto al senso dissuasivo che ha avuto. Il messaggio che è arrivato nei Paesi stranieri è -sottolinea il ministro- che l'Italia non è più un colabrodo". E conclude ammonendo che "il congelamento sarebbe il messaggio opposto, non risolverebbe alcun problema e ci riporterebbe indietro".
Immigrazione: Pdl dice no a Epifani, Bossi-Fini resta
Art. di Marco Dell'Omo
ROMA - La Bossi-Fini non si tocca. Il governo non ha nessuna intenzione di accogliere la proposta del leader della Cgil Guglielmo Epifani di congelare per due anni la legge sull'immigrazione al fine di consentire agli immigrati che perdono il lavoro di restare in Italia fino a che non ne trovano un altro. La Bossi-Fini, ha spiegato il leader sindacale in un'intervista al ''Corriere'', fa si' che gli immigrati perdano il diritto al permesso di soggiorno nel momento in cui, per qualunque motivo, smettono di lavorare. Se restano in Italia, si trasformano in clandestini.
''Siccome sono persone che hanno lavorato, e lavorato bene, non avrebbe senso mandarle via'', ha osservato Epifani. Le sue argomentazioni, pero', non hanno convinto nessun esponente del governo, anche se hanno fatto breccia in qualche parlamentare della maggioranza Il ministro della Difesa Ignazio la Russa dice no al congelamento della legge. ''Sarebbe un messaggio deleterio'', sostiene l'esponente di An, preoccupato dell'eventualita' che tra i potenziali immigrati passi il messaggio ''Andiamo in Italia che tanto li' non ci fanno niente''. In realta' La Russa riconosce che e' giusto integrare in Italia chi lavora: ''Troviamo le forme, ma la sospensione della Bossi-Fini mi vede contrario''.
Per il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano e' ''inaccettabile sospendere la Bossi-Fini'', senza contare che la proposta di Epifani ''porterebbe l'Italia al di fuori delle norme-base sull'immigrazione in Europa'', ma, in un contesto di particolare crisi, si puo' discutere l'ipotesi di permettere agli immigrati rimasti senza lavoro di restare in Italia legalmente per piu' dei sei mesi attualmente previsti, ad esempio fino a otto mesi. Nel centrodestra prevalgono i giudizi negativi, come quelli del leghista Roberto Cota o del vicecapogruppo del Pdl Italo Bocchino, ma la proposta di Epifani trova qualche estimatore. Giuliano Cazzola, vicepresidente della commissione Lavoro di Montecitorio, non sarebbe affatto contrario a mettere tra parentesi la Bossi-Fini.
Nelle regioni del Centro-Nord, osserva, ci sono settori produttivi che senza immigrati ''non ce la farebbero a tirare avanti''. Nella sola Emilia Romagna, gli immigrati sono il 17 per cento dei lavoratori, hanno un reddito imponibile di 3 miliardi di euro e sono ''una componente strutturale dell'economia''. Margherita Boniver, altra parlamentare del centrodestra, vedrebbe di buon occhio un alleggerimento della Bossi-Fini almeno per le badanti e le collaboratrici domestiche, venendo cosi' incontro alle esigenze delle famiglie. Nell'opposizione, invece, tutti d'accordo nel dar ragione a Epifani. Il deputato del Pd Jean Leonard Touadi' vede nella Bossi-Fini una legge che ''ha fallito'' e si associa alla richiesta di sospenderla. Gianluca Lion, responsabile ''terzo settore'' del Pd boccia la legge come ''un flop''. Paolo Ferrero, segretario del Prc, condivide le ''parole di buon senso'' di Epifani. La sua preoccupazione e' che il centrodestra voglia inasprire la Bossi-Fini e usare i lavoratori immigrati clandestini per ''indebolire i diritti dei lavoratori regolari''.
I MIGRANTI, UN DONO PER LE NOSTRE SOCIETA’
CITTA' DEL VATICANO, 3 NOV. 2008 (VIS).- L’Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, è intervenuto al secondo Forum Mondiale su Migrazione e Sviluppo, svoltosi a Manila (Filippine) dal 27 al 30 ottobre.
Nel suo discorso dello scorso 29 ottobre, reso pubblico oggi, il capo della delegazione della Santa Sede ha affermato che “ogni forma di migrazione temporanea e circolare non deve mai essere presa come pretesto per evitare il pieno rispetto dei diritti dei migranti, e in maniera specifica, del loro diritto alla riunificazione familiare, al riconoscimento del loro contributo allo sviluppo, sia attraverso il lavoro, sia con le rimesse di denaro a casa. Ogni fallimento in questo ambito indicherebbe una mancanza di politiche di integrazione e cooperazione nei Paesi di arrivo, come pure di politiche di sviluppo nazionale in quelli d’origine”.
“I Governi - ha proseguito - dovrebbero continuare a creare le condizioni per cui la migrazione non sia mai la sola opzione che resta alle persone al fine di trovare un lavoro e condurre una vita sicura e dignitosa. Maggiori occasioni di lavoro dovrebbero essere create nei Paesi d’origine e dovrebbe essere evitata ogni politica migratoria che mini i fondamenti della società, specialmente la famiglia, che ne è la cellula di base. I potenziali vantaggi dell’emigrazione sono superati dai problemi che appaiono in particolare nelle famiglie esposte al rischio della disintegrazione”.
L’Arcivescovo Marchetto ha segnalato che “nei Paesi di accoglienza, la riunificazione familiare è il modo migliore per promuovere l’integrazione degli immigrati ed eliminare molti problemi, in particolare quelli legati alla sicurezza e all’ordine pubblico”.
“I migranti - ha così concluso - non rappresentano solo un problema, ma anche un dono per le nostre società. Essi ci aiutano nel nostro lavoro, ci obbligano ad aprire la nostra mente, le nostre economie e le nostre politiche e ci stimolano a ricercare nuovi modelli. Soltanto assieme potremo vincere questa sfida ed aprire il nostro mondo al futuro, di cui tutti vogliamo godere”.
DELLS/MIGRAZIONE:SVILUPPO/MANILA:MARCHETTO VIS 081103 (330)
sabato 1 novembre 2008
Gibuti chiede intervento Onu per evitare guerra con Eritrea
venerdì 24 ottobre 2008
Il Presidente del Gibuti, Ismail Omar Guelleh, ha denunciato giovedì al Consiglio di sicurezza l'occupazione dei territori di confine da parte dell'Eritrea. Guelleh ha chiesto al Consiglio di agire rapidamente e sollecitare un'azione concordata tra i due Paesi del Corno d'Africa per risolvere la crisi entro tre settimane. In caso contrario ci dovranno essere "delle sanzioni da parte del Consiglio" ha aggiunto il Presidente del Gibuti.
"L'aggressione (dell'Eritrea) non deve essere ignorata né restare impunita, o peggio, essere presa alla leggera" ha concluso Guelleh, perché continuare a non far niente "non solamente incoraggerà ma premierà il comportamento dell'Eritrea", lasciando a noi la guerra come unica opzione.
Secondo il Capo di Stato la priorità immediata "è la smilitarizzazione dei territori del conflitto, oltre che il ritiro delle forze di entrambi i Paesi sulle posizioni del febbraio 2008". La seduta del Consiglio è stata richiesta esplicitamente dal presidente Guelleh per poter riportare sulla questione, che era già stata discussa d'urgenza il 24 giugno scorso, a seguito dell'invasione eritrea di Gibuti.
Il Consiglio di sicurezza aveva condannato l'Eritrea per aver lanciato un attacco al Gibuti, costato la vita a 44 soldati e le Nazioni Unite avevano chiesto un cessate il fuoco e il ritiro delle truppe dalla frontiera. L'Onu aveva anche inviato una missione nell'area per ricostruire quanto accaduto, ma Asmara non ha mai autorizzato l'accesso nel Paese.
Dal canto suo, l'ambasciatore dell'Eritrea presso l'ONU, Araya Desta, ha assicurato che non ci sono nuovi elementi dopo il "breve incidente di giugno", ma ha tenuto ha precisare che l'episodio era stato istigato da un "attacco ingiustificato dell'esercito del Gibuti ai danni di quello eritreo dislocato entro i confini del proprio territorio nazionale".
Ad ogni modo, il diplomatico ha detto che l'Eritrea desidera "ristabilire e coltivare relazioni di buon vicinato con Gibuti sulla base del rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale" senza lasciarsi coinvolgere in "un conflitto creato ad arte".
Jean-Maurice Ripert, ambasciatore francese all'ONU ha invitato le autorità eritree a riconoscere la crisi e ad avviare un dialogo ed ha richiamato il Consiglio a "non perdere di vista l'essenziale, ovvero gli scontri mortali, di cui l'Eritrea è responsabile" che si sono verificati lo scorso giugno a Ras Dumera, zona strategica alle porte del Mar Rosso già teatro di scontri nel 1996 e nel 1999.
Ripert ha proposto la Francia come mediatore per delle "rapide consultazioni bilaterali" che portino poi alla presentazione al Consiglio di un progetto di testo che condanni l'Eritrea nel caso in cui questa continuasse a rifiutare ogni dialogo.
Il suo omologo statunitense ha domandato invece al Segretario generale dell'ONU, di inviare subito un inviato di alto livello nella regione: secondo Khalilzad "all'Eritrea dovrebbe essere indicata una scadenza chiara per accettare l'assistenza dell'Onu, dell'Unione africana o di qualsiasi altro Stato, organizzazione o organismo accettato da entrambe le parti per arrivare a una soluzione pacifica della crisi".
FRANCESCA COLASANTI
Immigrazione: da maggio 1117 minori arrivati da soli in Italia
Sono numeri su cui riflettere quelli che arrivano da Save the Children sull'immigrazione dei minori: da maggio a settembre di quest'anno, 1117 minorenni sono arrivati in Sicilia senza nessun accompagnatore. I piccoli migranti arrivano principalmente da aree di crisi come Somalia, Eritrea, Nigeria, Egitto, Palestina, Tunisia e Ghana ed hanno un'età media tra i 16 ed i 17 anni. Per quanto riguarda la suddivisione per genere l'89 per cento dei giovani sono ragazzi, l'11 ragazze.
Dei 1117 minorenni arrivati in Sicilia ben 1095 arrivano da Lampedusa dove sono sbarcati senza nessuno al seguito. L'organizzazione non governativa ha poi dato altri numeri preoccupanti: 333 giovani migranti sono scappati dalle strutture di accoglienza mentre solo per 181 è stato nominato un tutore responsabile.
Di fronte a questo scenario Save the Children Italia, come sottolineato dal direttore generale Valerio Neri, «sta cercando di contribuire al miglioramento dell'accoglienza supportando le comunità con un'equipe formata da un mediatore culturale, un consulente legale e un operatore sociale». Inoltre l'organizzazione non governativa punta l'indice contro la carenza strutturale dei centri di accoglienza: «Per legge una comunità alloggio non dovrebbe ospitare più di 10 minori, mentre spesso ne accoglie una cinquantina» ha detto Neri. Un sovraffollamento che non consente di seguire adeguatamente i ragazzi. Senza contare poi che solo un terzo delle comunità dispone di educatori in grado di parlare una lingua straniera.
Situazione altrettanto critica per quanto riguarda i progetti di inserimento lavorativo: «Solo il 21 per cento delle comunità ha approntato percorsi di inserimento lavorativo, e solo il 36 per cento si avvale di corsi di formazione per i minori», dicono dall'organizzazione.
Pubblicato dall'Unità.it del 29.10.2008
Iscriviti a:
Post (Atom)