domenica 15 febbraio 2009

Problema per regolarizzazione badante

A fine 2007, a causa di un grave problema di mia madre, ho trovato una brava badante che è andata a vivere con lei e con mio padre. Siccome non era in regola (aveva il permesso di soggiorno turistico e il passaporto in scadenza dopo pochi mesi), ho fatto subito domanda di regolarizzazione con il decreto flussi 2007. Per pochi minuti la mia domanda non è stata accettata. Non potendo privarmi della presenza di questa "veramente brava" badante (mia madre si era molto affezionata e la considerava ormai come una figlia) ho atteso, anche su suggerimento del patronato a cui mi sono rivolto per la domanda, di essere richiamato per rientrare nei flussi futuri. Questo è purtroppo avvenuto solo dopo un anno. Ora sono stato convocato dalla prefettura per il ritiro del nullaosta e la firma del contratto. Il problema è questo: siccome la persona in questione non dovrebbe, secondo le norme, essere presente in Italia (ma la realtà spesso e per necessità è un altra...), è attesa presso le strutture apposite del suo paese per il ritiro del permesso di espatrio per il ritorno poi in Italia. Ora la nostra badante è Eritrea e, oltre al passaporto scaduto, si trova nell'impossibilità di rientrare perchè rischia di essere trattenuta e reclusa, visto che non ha ancora espletato il servizio militare (obbligatorio per uomini e donne dai 18 ai 40 anni in quel povero e martoriato paese......). Non so a questo punto cosa fare per risolvere la questione senza rischiare di perdere questa brava lavoratrice e onesta persona, che si trova in Italia per lavorare e per aiutare i suoi famigliari ancora in Eritrea. Tra l'altro l'appuntamento per la firma del contratto è nei prossimi giorni e quindi rischiamo di perdere la possibilità di regolarizzarla secondo quanto prevede la legge. Grazie per i vostri suggerimenti e cordiali saluti. Amilcare, da Parma (PR) Risposta: purtroppo la regola dell'ingresso con visto dall'ambasciata e' prevista a pena di nullita' della procedura... non sapremmo davvero come la persona possa eluderla, a meno che non abbia un altro titolo valido di soggiorno (es. cure mediche o famiglia). ADUC Immigrazione - http://www.aduc.it/dyn/immigrazione

PRATO, UN CONTAINER DI AIUTI UMANITARI IN ERITREA

PRATO, UN CONTAINER DI AIUTI UMANITARI IN ERITREA, DIOCESI E GRUPPO MISSIONARIO SHALEKU SOSTENGONO PROGETTO AGATA SMERALDA Un container pieno di prodotti alimentari è in partenza per l’Eritrea. L’iniziativa umanitaria è stata finanziata dal Progetto Agata Smeralda Onlus, l’associazione per l’adozione a distanza, che grazie al Gruppo Missionario Shaleku di Prato ha potuto entrare in contatto con la realtà eritrea. I generi alimentari infatti sono destinati a scuole, cliniche e orfanotrofi che fanno capo ad una delle tre diocesi dell’Eritrea, l’eparchia di Keren, da anni in collegamento con il Gruppo Shaleku e con la diocesi di Prato. Il legame tra Prato e la Chiesa Eritrea è nato nel 2001, con un intervento a cura della Caritas diocesana, proseguito grazie al Gruppo Shaleku e dalla costituzione di un vero e proprio gemellaggio tra la nostra diocesi e quella africana. In questo momento l’Eritrea, piccolo stato del Corno d’Africa, il quinto paese più povero del mondo, sta vivendo una vera e propria emergenza alimentare; ha un alto grado di mortalità infantile e gran parte della popolazione è sottonutrita. Per questo Agata Smeralda Onlus lunedì 16 febbraio invierà in Africa 10 tonnellate di farina, 5 di pasta, 8 di fagioli e 500 litri d’olio. Venerdì scorso, 13 febbraio, presso il magazzino della ditta Albini&Pitigliani, responsabile della spedizione, il vicario generale della diocesi di Prato, mons. Eligio Francioni ha presenziato alla chiusura del container portando la sua benedizione per conto del Vescovo di Prato Gastone Simoni.

Scamarcio, l'immigrazione e' opportunita'

BERLINO - "Perché per gli immigrati non si parla mai di integrazione, ma solo di problema? Di 'casa nostra' e 'casa loro'". Riccardo Scamarcio a Berlino spara su certa politica e sul modo che si ha anche in Italia di affrontare il tema dell'immigrazione. E lo dice perché è al Festival di Berlino proprio per la sua interpretazione di un immigrato, Elias, protagonista del film fuori concorso di Costa-Gavras che uscirà in Italia il 6 marzo con il titolo 'Verso l'Eden'. A mettere le cose a posto, verso l'integrazione, secondo l'attore potrebbe essere la cultura: "Ma lo Stato pensa solo a tagliare i fondi e invece dovrebbe fare qualcosa, perché la cultura può davvero aiutare a risolvere i problemi con il suo messaggio anche di educazione, bellezza e rispetto anche dell'altro". E si può dire che Scamarcio ha esperienza di quello che dice: "Girando il film in Francia sono entrato in un bar vestito da Elias. Volevo solo chiedere un'aranciata, ma mi sono reso conto che avevo difficoltà a farmela dare. Solo quando hanno visto i soldi si sono tranquillizzati. Il problema - continua l'attore - c'é ed è in noi e le proposte fatte dai governi francesi e italiani, non ultima quella della tassa sul permesso di soggiorno non va certo verso la risoluzione dei problemi". Non è vero poi che l'immigrazione non porta il suo contributo per il nostro paese: "In Puglia ad esempio c'é un gruppo di albanesi che hanno messo sù un'impresa che va molto bene. Gente che porta lavoro nella nostra patria. Insomma l'immigrazione è anche un'opportunità". Il vero problema è, dice Scamarcio: "Che la mia generazione è cresciuta in un mondo di cui si parla solo come una cosa che va sempre di più verso il peggio e questo alimenta un cinismo che non aiuta". Sulla caratterizzazione del personaggio Elias che spesso ricorda i caratteri di Chaplin e Buster Keaton, Scamarcio riconosce che le figure di questi due attori sono state per lui fonte d'ispirazione: "Certo non posso dire che non mi sono ispirato a Keaton anche se non ho avuto indicazioni in questo senso da parte di Costa-Gavras, ma non ho mai pensato di poterlo imitare. Sarebbe impossibile. Il mio personaggio comunque più che portarlo verso la realtà ho cercato di amplificarlo nel suo idealismo. Non ho voluto renderlo reale e spingerlo nell'aspetto fantasy perché mi sentivo così di elevarlo a simbolo dell'immigrazione".

venerdì 13 febbraio 2009

Esquilino Dormitorio lager: 19 immigrati in 60 metri quadrati

Sessanta metri quadri per 19 persone, con 5 posti ancora liberi. Quando sono entrati nell’appartamento di via Principe Eugenio 90, all’Esquilino, poliziotti e vigili urbani non credevano ai loro occhi. Immigrati che dormivano su materassi lerci o su brande improvvisate, altri, più fortunati, su letti a castello. Un dormitorio lager quello scoperto ieri mattina nel quartiere più multietnico della capitale, a due passi dalla Questura, affittato illegalmente a una ventina di cittadini del Bangladesh, quasi tutti clandestini, di cui uno minorenne. Non c’è voluto molto per scoprire, e denunciare, il proprietario dei locali: tre stanze piccolissime trasformate in ostello per «vu cumprà» a caro prezzo. Centotrenta euro a testa, difatti, il costo per una delle due camere da 2 metri per 3, fino ad arrivare a 200 euro di pigione per i più esigenti, quelli che preferivano sistemarsi nell’unica stanza da 3 metri per 4. Un solo bagno, acqua fredda e niente riscaldamento. La cucina, manco a dirlo, da campo. L’operazione, che rientra nel piano sicurezza capitolino, scatta all’alba quando gli extracomunitari dormono ancora. «Abbiamo contato 24 posti letto - spiegano gli agenti di polizia -, di questi alcuni a terra». Gli occupati sono stati fermati e condotti all'Ufficio immigrazione per accertamenti: solo due sono risultati in possesso di permesso di soggiorno. In casa sono state trovate 12 borse contraffatte (griffate Prada), occhiali, cinture, ombrelli, orologi, giocattoli e altre cianfrusaglie da vendere per strada. Immediato il sequestro dell’immobile disposto dal magistrato. Il minore, senza documenti come la maggior parte dei suoi coinquilini, è stato affidato al Nucleo assistenza emarginati del I Gruppo della polizia municipale. L’accusa per il padrone di casa è favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. «Ci siamo trovati di fronte a una situazione igienico sanitaria a dir poco precaria - commentano i pizzardoni - dove la moltitudine degli occupanti rendeva impossibile anche il minimo movimento e livello di pulizia. Vettovaglie e cibi cotti erano lasciati per giorni all’aria. Nel bagno, utilizzato dall’intera comunità, mazzi di rose offerte la sera nei ristoranti del centro». Immancabili le reazioni politiche: «Situazioni di illegalità come questa sono intollerabili - dichiara Federico Mollicone (Pdl), della commissione Sicurezza del Campidoglio -. Il sequestro è un deterrente per colpire chi lucra sulle difficoltà degli altri ma auspico un’azione ancora più restrittiva nei confronti di chi affitta o subaffitta illegalmente. Chiedo che si proceda all’arresto, ponendo fine a questa speculazione». Gli fa eco Dino Gasperini, delegato del sindaco Alemanno per il centro storico: «Un risultato straordinario che conferma quanto il Patto per Roma sicura sia penetrato nel territorio. E che l’integrazione tra polizia municipale e polizia è, oramai, consolidata».

Ma oggi il crimine cresce tra gli immigrati illegali

Su cento stranieri detenuti 83 non hanno il permesso di soggiorno. Il rischio è consegnare una massa di disperati al mondo dell´illegalità La recente relazione di apertura dell´anno giudiziario segnala il forte incremento a Genova dei reati degli stranieri: "� 493 reati in tema di stupefacenti, 17 per violazione di norme sulla prostituzione, 675 furti, 161 rapine, 1.204 violazioni delle norme in tema di immigrazione". Quasi la metà dei 2.550 reati pendenti a carico di stranieri è quindi attribuibile alla condizione stessa di immigrato irregolare: una bella statistica "tautologica", non c´è che dire. Questo esempio mostra l´esigenza di un approccio rigoroso a statistiche particolarmente insidiose come quelle giudiziarie. Ci aiuta una recente ricerca di Marzio Barbagli ("Immigrazione e sicurezza in Italia", Il Mulino). Chi sostiene la tesi secondo cui i fenomeni migratori provocano un forte aumento della criminalità, cita spesso la crescita degli immigrati nella popolazione carceraria. Crescita indubbia, perché la quota di stranieri sul totale dei detenuti è passata a livello nazionale dal 15,1% del 1991 al 37,5% del 2007. Vi sono però molti buoni motivi per considerare questo come il meno affidabile degli indicatori. A parità di reato commesso infatti, la custodia cautelare è imposta molto più spesso agli stranieri, proprio perché quasi tutti irregolari. A parità di pena inoltre, gli stranieri godono molto meno degli italiani delle misure alternative e di pene sostitutive alla detenzione. Indicatori più "sicuri" sono invece quelli delle quote di stranieri sul totale dei denunciati e dei condannati, quote in aumento per tutti i reati, lievi e gravi, specie nelle grandi città. Per esempio in Liguria gli stranieri denunciati per droga salgono dal 15% del 1988 al 53% del 1998, per poi scendere al 36% del 2007. A Genova, nello stesso periodo, si passa dal 21% del 1988 al 59% del 1998 al 41% del 2007. La presenza straniera è ovviamente maggiore nello strato più basso dello spaccio, ma è consistente anche nel segmento più alto della produzione e del traffico, a segnalare la forza delle reti di criminalità organizzata. Lo stesso fenomeno avviene per le estorsioni e soprattutto per il mercato della prostituzione e, in generale, per il traffico di immigrati. La stragrande maggioranza della criminalità straniera è composta di irregolari, che costituiscono l´83% degli stranieri detenuti. Nel 2007 su 100 persone denunciate per borseggio, 32 sono italiani, 14 stranieri regolari, 54 irregolari. Ancora minore (2,4%) è l´incidenza dei regolari nei reati di droga. A parità di condizione economica - osserva Barbagli - gli immigrati regolari delinquono con la stessa frequenza degli italiani, mentre la crescita della criminalità degli irregolari è favorita dall´inefficienza dei controlli, a partire dal "�fiorente, enorme settore dell´economia informale". Ma l´analisi dei dati riserva grosse sorprese, a partire da quella che in tanti delitti gli immigrati sono più colpiti degli italiani. I rischi di "vittimizzazione" sono superiori di cinque volte a quelli degli italiani per rapine e borseggi e più di tre volte per lesioni dolose, violenze sessuali e anche omicidi. Questo perché la criminalità "ingroup" è nettamente superiore a quella "intergroup". Non è certo la prima volta nella storia che si registra una preoccupazione di massa per la criminalità degli immigrati. Fu così negli Stati Uniti nel primo trentennio del secolo scorso e nell´Europa nel secondo dopoguerra (in primo piano eravamo noi italiani). È così ancora in Europa dagli anni Settanta in poi. Ciò che fa la differenza tra quei paesi in quei momenti storici e l´Italia d´oggi è l´attuale inaudito sfruttamento politico del fenomeno, sino a prefigurare con le recenti leggi per la sicurezza una nuova Costituzione non ancora scritta che disegna una società di diseguali, privati dei diritti universali alla salute e alla dignità della persona. Con il rischio paradossale di consegnare una massa crescente di disperati proprio a quella criminalità organizzata che dovrebbe essere più efficacemente combattuta e che invece si troverà a gestire non solo i traffici illeciti, ma anche le abitazioni, i risparmi e finanche la salute degli "irregolari".(12 febbraio 2009)

Sempre più immigrati a Roma, presenza strutturale

Presentato il rapporto dell'osservatorio romano sulle migrazioni della Caritas E' stato presentato oggi il rapporto dell'Osservatorio romano sulle immigrazioni realizzato dalla Caritas. Emerge una situazione che vede l'aumento del numero degli stranieri nella capitale, in particolare cittadini rumeni. In aumento anche le iscrizioni all'università e nelle scuole romane segno che la vera novità è rappresentata dalle cosidette seconde generazioni, figli di immigrati. Il problema della sicurezza è avvertito anche dai cittadini stranieri che dopo gli ultimi episodi di intolleranza sembrano avere più paura. Aumentano gli stranieri residenti a Roma e provincia e l'incidenza sul totale della popolazione romana lievita, superando la media nazionale. È questo uno dei dati principali del quinto rapporto sull'immigrazione redatto dall' Osservatorio romano sulle migrazioni della Caritas diocesana di Roma presentato oggi alla presenza del direttore della Caritas, mons. Guerino Di Tora. Il dato principale riguarda appunto l'aumento degli stranieri residenti: +15,6% con un'incidenza sul totale della popolazione di 7,9 punti percentuali. Gli stranieri arrivati direttamente dall'estero sono 45.953, i nuovi nati da genitori stranieri sono 4.548. Secondo Caritas, le previsioni elaborate dall'Istat per i prossimi anni parlano di un sostanziale raddoppio degli stranieri nel Lazio che dal 2010 al 2030 passeranno da 470 mila unità a 820 mila con un tasso medio annuo di crescita pari al 3,7%, 16 volte superiore a quello dell'intera popolazione, dato destinato ad aumentare entro il 2050. La comunità romena ha il primato di presenze: sono 92.258, un terzo dei residenti stranieri complessivi. Seguono i filippini (8%) e i polacchi (5,6%). Tra gli immigrati si annovera anche la comunità rom. «Oggi - si legge nel rapporto - l'atteggiamento nei loro confronti non è benevolo. È necessario attivare uno sforzo maggiore sostenendo percorsi concreti di integrazione e, nello stesso tempo, vigilando per prevenire fenomeni di devianza». I lavoratori stranieri incidono per l'8,7% sull'occupazione complessiva (due punti in più rispetto alla media nazionale) a Roma e provincia. È il dato fornito dal rapporto Caritas. Metà di essi è occupato in attività legate ai servizi sociali, o presso le famiglie o nelle case di cura, sono per lo più ucraini, moldavi, romeni e peruviani. Poco più di un decimo lavora negli alberghi e nei ristoranti e un altro decimo in edilizia. A Roma, il 61,7% degli immigrati (contro il 13,6% dei romani) svolge lavori manuali e non qualificati, nella gran parte dei casi non corrispondenti ai titoli di studio. In questi bassi livelli è inserito il 21% degli occupati con formazione universitaria e il 60% di quelli che hanno un diploma. Un immigrato su 10 (più del doppio rispetto alla media italiana) è dirigente o svolge mansioni di alta qualificazione. Aumentano anche gli studenti stranieri. Nell'anno accademico 2007-2008 sono stati registrati 7.252 studenti universitari, per lo più romeni. Molti studiano presso le università e facoltà pontificie. Nelle scuole di Roma e Provincia nell'anno scolastico 2007-2008 si sono registrati 45.879 iscritti stranieri pari all'8% degli stranieri iscritti in Italia e al 7,7% del totale degli iscritti nella Provincia romana. Crescono anche i rom iscritti nelle scuole della capitale, passati dai 1.161 del 1999 ai 2.027 nel 2008.

mercoledì 11 febbraio 2009

Immigrati, ora permessi più rapidi

L’incontro fra i rappresentanti di 40 comunità e Damiano Kerzaij: bene, prima dovevamo protestare Ora nuovi punti d’ascolto e cartelli in indiano Quaranta associazioni di stranieri faccia a faccia, per la prima volta, con il questore di Treviso Carmine Damiano. Un vertice per fare il punto sulla gestione del fenomeno immigrazione e pianificare nuove strategie d’integrazione. E’ quanto avvenuto ieri pomeriggio in via Carlo Alberto. Un incontro voluto dallo stesso questore che ha illustrato anche dati e cifre dell’incremento dei servizi dati agli immigrati nel corso dell’ultimo anno. C’erano praticamente tutti i più importanti rappresentanti delle comunità immigrate della Marca. Esponenti dell’associazione indiana, marocchina, serba ma anche algerina, kosovara, macedone, cingalese e via così. Un rappresentante per ogni comunità, su invito espresso della Questura. Dopo le presentazioni di rito, a farla da padrone sono stati i numeri. Quelli che descrivono il colpo di reni dato dall’ufficio stranieri della questura negli ultimi 12 mesi. Un impegno che ha portato in numero di convocazioni a crescere del 30% (1884 chiamate a gennaio 2008, 2465 a gennaio 2009); le fotosegnalazioni a quota +62% (1010 quelle fatte a gennaio 2008, 1642 quelle registrate a gennaio 2009); le richieste di pratiche dalle 328 del gennaio 2008 alle 1446 di quest’anno. Il tutto per arrivare a un conteggio dei permessi di soggiorno fin qui consegnati che arriva a toccare quota 1542 (933 quelli dati a gennaio 2008). Poi, via libera alla discussione. «Siamo stati molto soddisfatti della convocazione - dice Abdallah Kezraji, mediatore culturale - di solito gli incontri o i vertici arrivavano se scendevamo in piazza a manifestare, stavolta è arrivata prima la questura». Tra gli argomenti a margine della disamina dei risultati, anche il tema integrazione potenziamento dell’attività degli uffici. Per migliorare il servizio, sono stati gli stessi immigrati ad avanzare alcune richieste. Come l’istituzione di una sorta di filo diretto tra associazioni e questura per aggiornare le comunità delle novità legislative che vanno via via modificando il panorama normativo legato all’immigrazione. Ma anche problemi meramente pratici, come la mancanza di indicazioni e spiegazioni in indiano (due stranieri si sono fatti carico di tradurre tutto il materiale oggi in inglese e francese). Tutto per accrescere il lavoro già portato avanti dai mediatori culturali impegnati nell’ufficio stranieri. «Elementi fondamentali - dice Kezraji - per cui servirebbero anche sponsor». Si guarda a Camera di Commercio, industriali, artigiani.