mercoledì 3 novembre 2010

ETIOPIA, DA REPERTI FOSSILI UNA LETTURA DELL'EFFETTO-SERRA

(AGIAFRO) - Addis Abeba, 28 ott. - Sono stati portati alla luce in Etiopia fossili di piante e animali risalenti a 22 milioni di anni fa e, secondo gli esperti, potrebbero risultare utili nello studio dei cambiamenti climatici. La scoperta e' stata fatta nel letto di un lago situato 150 chilometri a nord-est della capitale. Sono stati rinvenuti fossili di pesci e di mammiferi, che, come ha sottolineato Mulugeta Feseha, geologo dell'Universita' di Addis Abeba, pur non essendo tra i piu' antichi ritrovati nel continente, hanno tuttavia il pregio di completare il quadro delle condizioni climatiche negli ultimi 30 milioni di anni. Secondo Mulugeta, "dato per scontato che in un periodo tra i 20 e i 30 milioni di anni fa l'uomo non era ancora comparso sulla terra, i fossili appena scoperti possono aiutarci a comprendere quanto l'attivita' umana abbia influenzato e influenzi i cambiamenti climatici". E ha aggiunto: "Se riusciremo a conoscere la concentrazione di monossido di carbonio nel periodo cui risalgono questi ultimi reperti potremo essere in grado di paragonarla all'attuale e stabilire se attualmente e' in atto l'effetto-serra". (AGIAFRO) .

Rifugiati - Vent’anni di storia del diritto d’asilo in Italia

a cura di Christopher Hein Donzelli Editore Nel 1990 si emana in Italia la prima legge sugli stranieri e sui rifugiati, la “Legge Martelli”, ed è l’anno in cui nasce il Consiglio Italiano per i Rifugiati, proprio a ridosso della caduta del Muro di Berlino, evento che segna l’inizio di una riorganizzazione geopolitica e di nuovi esodi. Parte da queste ricorrenze una riflessione a più voci sul diritto d’asilo e sull’accoglienza dei rifugiati, in un momento tragicamente segnato dai respingimenti verso la Libia di cittadini stranieri, molti dei quali in fuga da guerre e persecuzioni. Accanto a una cronistoria degli arrivi e dell’accoglienza dei principali gruppi di rifugiati in Italia – albanesi, somali, bosniaci, kosovari, curdi, eritrei, iracheni e afgani – scorre la rassegna delle risposte politiche, legislative e operative date nel tempo alle varie emergenze. Una ricostruzione che è anche l’occasione per una riflessione sul concetto di diritto d’asilo, dal punto di vista filosofico, etico, costituzionale, sociologico e politico, e sull’evoluzione del parallelo concetto di rifugiato, in seno al più ampio contesto dell’Unione Europea e in considerazione di nuove emergenze come quelle ambientali. Attraverso la riproduzione di documenti, interviste, foto, vignette, articoli di giornale, e saggi a più mani, scorrono in queste pagine vent’anni della nostra storia recente e di attività di un osservatorio privilegiato del sistema asilo in Italia. Gli Autori: Soran Ahmad, Giovanni Maria Bellu, Laura Boldrini, Enrico Calamai, Valeria Carlini, Giovanni B. Conso, Maria De Donato, Hevi Dilara, Qorbanali Esmaeli, Clara Fringuello, Anilda Ibrahimi, Christopher Hein, Laurens Jolles, Claudio Martelli, Angelo Masetti, Nadan Petrovic, Savino Pezzotta, Mario Raffaelli, Fiorella Rathaus, Linda Sette, Martina Socci, Livia Turco, Mehmet Yuksel, Manushaqe Zefi. [ mercoledì 3 novembre 2010 ]

Ass.Papa Giovanni: sì a procedura per Italia-Libia

Rimini - RN L'instaurazione "al più presto" della procedura di infrazione contro l'Italia, "già richiesta nel giugno 2009, non ancora attuata", e la rinegoziazione degli accordi tra Italia e Libia, che "tuttora possono permettere la violazione dei diritti umani dei migranti in caso di cattura, inseguimento e respingimento. Sono due richieste dell'associazione Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, che ha presentato un esposto a "tutte le istituzioni internazionali ed europee". Il documento, si legge in una nota firmata dal responsabile dell'associazione, Giovanni Paolo Ramonda, vuole denunciare "gli illeciti commessi dallo Stato Italiano, affinché vengano rispettati i diritti dei profughi e rifugiati e venga ristabilita la legalità d'azione in ogni accordo tranfrontaliero". Vengono presi ad esempio "i gravissimi fatti di Misurata del giugno scorso in cui numerosi profughi eritrei venivano illegittimamente respinti e incarcerati in Libia e il gravissimo attacco della motovedetta italo-libica ai pescatori siciliani in acque internazionali. Oltre alle "altrettanto gravi dichiarazioni del ministro dell'Interno Maroni in merito a quest'ultimo evento, che lasciava intendere che potevano esser stati scambiati erroneamente per dei migranti". L'associazione chiede, infine, la promozione "da parte delle autorità europee e internazionali di ulteriori missioni informative in merito".

martedì 2 novembre 2010

Immigrati/ Amnesty chiede a Italia di porre fine a espulsioni

Presunta violazione del diritto di chiedere asilo (Apcom) - Secondo Amnesty International, questa espulsione di massa sembra essere stata condotta senza riguardo per il diritto delle persone di chiedere asilo e in violazione degli obblighi dell'Italia derivanti dal diritto e dagli standard internazionali in materia di rifugiati e di diritti umani. L'organizzazione chiede alle autorita' italiane di chiarire se e come siano state identificate le persone in questione, come siano stati determinati la loro eta' e i possibili bisogni di protezione, se siano state informate del loro diritto di chiedere asilo e se siano state presentate domande di asilo. 'A tutte le persone soccorse in mare deve essere data la possibilita' di chiedere asilo e le loro richieste devono essere valutate nell'ambito di un'equa e soddisfacente procedura' - ha dichiarato John Dalhuisen, vicedirettore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. 'Vi e' la preoccupazione che in questo caso a nessuna persona, comprese le 68 rinviate forzatamente, sia stata data una simile possibilita''. Del gruppo portato a terra, 19 persone sono state arrestate per reati connessi al favoreggiamento dell'immigrazione irregolare, mentre 44 sono state identificate come minori e trasferiti ai servizi sociali. Sebbene le persone identificate come minori non siano state espulse in modo sommario, Amnesty International ritiene che siano state detenute per oltre 24 ore, senza accesso a un'assistenza specializzata. 'Nella fretta di procedere alle espulsioni, le autorita' italiane stanno ignorando le consuete procedure e gli standard internazionali per la protezione dei rifugiati e dei richiedenti asilo' - ha aggiunto Dalhuisen. 'Le autorita' italiane devono immediatamente porre fine alle espulsioni sommarie di massa di cittadini stranieri'.

Donne, quando con l'emigrazione si perdono diritti

Le donne straniere che arrivano nel sud Italia possono perdere alcuni diritti con l’emigrazione nel nostro paese. “Trasferimento dei diritti delle donne” lo chiama Clelia Bartoli, docente di Diritti Umani alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo, che ha raccolto nel volume “Esilio Asilo” una serie di studi e storie su donne migranti e richiedenti asilo in Sicilia. Fino alla politica dei respingimenti nel Mediterraneo, il canale di Sicilia è stato la porta del diritto d’asilo per l’Italia. E sono molte le donne straniere rimaste nell’isola sia per le occupazioni nel lavoro domestico e nella cura agli anziani, sia perché sposano uomini siciliani. Dal punto di vista del lavoro, si assiste anche alla ‘femminilizzazione’ di alcune comunità, come i Tamil, che a Palermo hanno la rappresentanza più numerosa in Europa e in cui gli uomini fanno lavori tradizionalmente appannaggio delle donne. Le famiglie siciliane accettano la presenza maschile in casa perché li percepiscono come docili e innocui. Alle donne straniere si chiedono impieghi che hanno a che fare con la cura e la relazione e “fanno del sentimento una merce di scambio”, sottolinea la ricerca. Nel volume ci sono alcune storie al femminile raccolte dagli studenti del corso di Diritti Umani a Trapani. Testimonianze reali che abbattono molti stereotipi. La prima è quella di Nayadi, una donna figlia di una doppia emigrazione: quella dalla Sicilia all’Argentina e quella di segno opposto. Nayadi è nata a Buenos Aires da un italiano e un’argentina. E’ una donna di mezza età, da oltre trent’anni in Italia dove, adolescente, è stata costretta a seguire il padre e a scontrarsi con l’arretratezza delle zie trapanesi e di una mentalità che considerava le donne poco di buono se puntavano a realizzarsi fuori dalle mura domestiche. Altrettanto difficile è la condizione di Ramona, polacca per la quale “l’arrivo nella periferia meridionale dell’Europa non ha voluto dire emancipazione e diritti, ma un’involuzione della sua condizione di donna” afferma la ricerca. Approdata in Sicilia per amore, si ritrova a vivere in un contesto anti-moderno. Una ragazza autonoma che si era laureata in patria, deve scontrarsi con un doppio pregiudizio. Quello della famiglia del compagno siciliano che le sconsiglia di lavorare e quella di chi la vede prostituibile soltanto perché straniera. A migrare per amore è anche Marie Ange Bisseur, una mauriziana che fa la mediatrice culturale a Palermo. E’ arrivata ventenne nel 1985 per seguire il fidanzato emigrato in cerca di lavoro, sfidando i genitori che non volevano vederla partire. I suoi figli sono nati in Italia e dopo venticinque anni non tornerebbero più alle Mauritius. “Devo ammettere che da una donna immigrata mi aspettavo una storia strappalacrime – commenta Marina Candela, la studentessa che ha raccolto la testimonianza – invece ho costatato che non si emigra solo per ragioni economiche ma anche per amore, per motivi politici, per rifarsi una vita”. Tra le storie dei rifugiati, c’è un capitolo intitolato “il travaglio delle parole” dedicato ad Asma, una somala sbarcata a lampedusa nel 2008. Ha 28 anni ed è sposata da quando ne aveva 18. Sostenuta dalla famiglia ha studiato a Mogadiscio fino a iscriversi alla facoltà di Medicina, ma ha dovuto interrompere a causa della guerra. “Le guerre hanno distrutto tutto, adesso non c’è più niente, non c’è più libertà; qualsiasi realtà è migliore di quella” confida alla sua intervistatrice. Il suo viaggio inizia nel 2007 passando da Etiopia, Sudan e Libia. Era partita con il marito ma ne ha perso le tracce durante un bombardamento. Da allora ha continuato lasciare i suoi recapiti per tutto il Mediterraneo, sperando di poter essere rintracciata dalla famiglia. Per il futuro è molto positiva, si augura di avere rispetto e di ‘fare una bella vita’.

Stabile occupato di via Collatina 385, ecco cosa ne pensa Mastrantonio

Intervista al presidente del VII municipio sulla delicata vicenda dello stabile di Damiano D’Angeli - 31/10/2010 Con questa intervista al presidente del VII municipio Roberto Mastrantonio facciamo il punto sulla situazione dello stabile di Via Collatina 385, occupato nel 2004 da rappresentanti delle comunità eritrea ed etiopica, in gran parte rifugiati politici e richiedenti asilo. Lo stabile è tornato all'attenzione della cronaca per un incendio segnalato dai Vigili del Fuoco e verificatosi nel mese di agosto. Dapprima proprietà dell’INPDAP è stato successivamente venduto tramite decreto Tremonti ad un fondo immobiliare privato. In seguito all’intervento dell’ACEA per staccare prima l’acqua, poi la corrente nell’edificio, il presidente Mastrantonio ha ritenuto di intervenire chiedendo una proroga, per salvaguardare la salute e la sicurezza degli abitanti, 500 persone di cui molti bambini e la cui condizione materiale di vita ed igienico-sanitaria sarebbe ulteriormente compromessa. Presidente, negli ultimi giorni si è riaperta la questione relativa all’occupazione di via Collatina 385. Ci può aggiornare sui fatti? L’ occupazione di Via Collatina è oramai una situazione storica nel nostro territorio e molto complessa poiché chiama in causa diversi organismi nazionali ed internazionali. Ho iniziato ad occuparmene seriamente nel 2008, perché proprio durante la campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale e dei municipi, c’è stato un caso di meningite alla scuola Gesmundo. I genitori si sono allarmanti, qualcuno anche strumentalmente, addossando la responsabilità agli occupanti, che ricordo sono per la maggior parte profughi eritrei ed etiopici richiedenti asilo politico. Si è appurato in seguito che il caso di meningite riguardava una bambina italiana, però si è proceduto ugualmente con la profilassi e in quel momento ho capito veramente la complessità del problema, perché per entrare nello stabile e intervenire con la profilassi è dovuta intervenire la Croce Rossa Internazionale, in quanto questo stabile sta di fatto sotto la protezione dell’Alto Commissariato dell’ONU per i rifugiati politici. Questo vuol dire che il solo Municipio non ha le possibilità di trovare una soluzione al problema? E’ una situazione che il municipio può gestire ma non può fare tutto da solo. Malgrado questo ci siamo attivati soprattutto negli ultimi tempi, perché c’è stato questo passaggio di proprietà dall’INPDAP ad un fondo immobiliare privato. L’INPDAP già in passato aveva previsto il distacco della corrente elettrica, c’era già stato un tentativo dell’ACEA che però, si è potuto risolvere soltanto con il riallaccio della corrente, poiché chiaramente gli occupanti hanno “sequestrato” i dipendenti ACEA facendo salire la situazione ad un più alto livello. Quindi lei si sta muovendo per trovare una soluzione attraverso la collaborazione di tutte le istituzioni. Quali azioni sta portando avanti in questo senso? Ancora una volta il Municipio si è dimostrato capace di saper gestire situazioni molto delicate, nonostante non sia stato facile, in quanto il fondo immobiliare privato ha premuto per una soluzione rapida della vicenda e invece siamo arrivati alla conclusione di revoca della richiesta del distacco da parte di ACEA. Io scriverò una lettera al Prefetto e al Sindaco per chiedergli di occuparsi della vicenda, che coinvolge anche il Ministero degli Interni e degli Esteri. C’è comunque un verbale inviato al Comune e ho assunto l’impegno di ricontattare alcuni rappresentanti delle comunità immigrate presenti nello stabile, per permettere al fondo immobiliare di poter effettuare un sopralluogo e verificare i danni effettivi prodotti dall’incendio e segnalati dai Vigili del Fuoco. Prefetto e Sindaco dovranno farsi carico della situazione insieme al Municipio. Questo porterà ad una soluzione definitiva? E’ evidente che il Prefetto deve farsi carico della situazione, che è sicuramente un’occupazione abusiva e dove c’è sicuramente il diritto del proprietario di salvaguardare lo stabile dai danneggiamenti, ma la cosa che mi preoccupa di più è la tutela di vite umane ed evitare che si ripetano situazioni spiacevoli, come un altro incendio. Devo dire che è positivo che il Sindaco si sia interessato, ad esso invierò il verbale della riunione di municipio riguardo la situazione dello stabile e mi auguro che insieme al Prefetto e al Municipio si faccia carico della vicenda, collaborando a trovare una soluzione a queste persone. Quello dei diritti umani è uno dei temi centrali della vicenda, parlando appunto di immigrati e di rifugiati politici richiedenti asilo. Qual è la sua posizione in proposito? E’ chiaro che in primo luogo vanno tutelate le vite umane, le persone, che non possono finire in dei CIE o rimanere senza un’abitazione. Non è facile contattare queste persone perché parliamo di una sorta di territorio “extraterritoriale”, anche se riusciamo in dei casi ad interloquire ed anche loro vedono nel Municipio un interlocutore credibile. Comunque, quando si presentano problematiche di vario tipo, si sono sempre rivolti a noi e questo è molto positivo perché parliamo di persone che hanno vissuto e vivono situazioni particolari e vanno seriamente aiutate e tutelate, nel rispetto di tutti i cittadini. Come valuta la risposta della cittadinanza a questa vicenda? Questo è un territorio che nonostante tutto sta rispondendo bene all’integrazione sociale-etno-culturale che vede attivamente coinvolte le associazioni culturali e del volontariato più in generale, la Parrocchia di Tor Sapienza e la scuola del quartiere. Una risposta positiva per aiutare gli immigrati, una risposta che in termini politico-amministrativi non deve essere lasciata solo sulle spalle del Municipio.

Anladi e Rizzoli in Eritrea, operati 65 bambini

Si è conclusa con successo la seconda missione in Eritrea di “Camminiamo insieme”, progetto umanitario di chirurgia ortopedica pediatrica di Anladi – Annulliamo la distanza Onlus – di Firenze e dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. Durante la missione alll’ospedale Halibet di Asmara, iniziata lunedì 18 ottobre, sono stati visitati 120 bambini e sono stati selezionati i casi più gravi per l’intervento chirurgico. Le sedute operatorie quotidiane hanno richiesto un lavoro di 10-12 ore per poter eseguire, ogni giorno, circa 10-12 interventi su 6-7 bambini con gravi deformità bilaterali. Gli interventi sono stati eseguiti dal dott. Semeré e dal dott. Salomon dell’ospedale Halibet di Asmara, e dal professor Cesare Faldini dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, assistito dalla sua equipe medica. Il professore Faldini ha anche lavorato come tutor dei colleghi eritrei. Il lavoro è continuato anche sabato 23 ottobre e domenica 24 ottobre, per poter esaurire la lunga lista di pazienti candidati all’intervento. La spedizione è terminata lunedì 25 ottobre 2010. Durante la spedizione sono stati operati 35 bambini, e sono stati eseguiti 65 interventi, l’ultimo dei quali è terminato il 25 ottobre alle ore 16, dato che il gruppo italiano aveva l’aereo di ritorno alle ore 22. Il progetto La missione di ottobre 2010 è la seconda spedizione del progetto Camminiamo insieme di Anladi – Annulliamo la distanza. Il progetto è partito nel maggio 2010 con una prima spedizione, quando un gruppo di chirurghi ortopedici, anestesisti, infermieri e tecnici dell’istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna ha raggiunto per la prima volta l’ospedale di Asmara per sostenere i colleghi eritrei nell’esecuzione di interventi di chirurgia ortopedica pediatrica. Nella prima spedizione sono stati eseguiti interventi esemplificativi dal professor Cesare Faldini dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, assistito dalla sua equipe e dai colleghi eritrei, seguiti da lezioni teoriche sulle più comuni deformità dell’infanzia osservate. Si tratta di gravissime deformità degli arti inferiori come il piede torto, l’anca displasica, il ginocchio valgo e il ginocchio varo, che non vengono trattate in tempo al momento della comparsa, pertanto peggiorano drammaticamente rendendo la deambulazione impossibile in questi piccoli. Alla fine della prima spedizione i medici eritrei erano in grado di operare, sotto il diretto controllo gli interventi più comuni di ortopedia pediatrica. E’ stata una spedizione di grande soddisfazione, dato che i colleghi eritrei, hanno potuto autonomizzarsi ulteriormente, e pertanto speriamo che una parte di questi interventi possano essere eseguiti anche da loro in nostra assenza. Nel 2011 il progetto Camminiamo insieme proseguirà con due nuove spedizioni di chirurgia ortopedica pediatrica presso l’ospedale Halibet di Asmara. (ANSA).