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martedì 3 maggio 2011

Contatti con gli ostaggi del Sinai



Ieri mattina ho parlato con alcuni degli ostaggi nel Sinai, si tratta di un gruppo di 14 persone tra cui i 3 bambini. Le cose non sono cambiate anzi, ora ci sono due persone paralizzate e uno con dei gravi problemi psichici causati dalle continue scariche elettriche ricevute.
Ho parlato anche con un altro gruppo formato da 4 persone, una delle quali lotta tra la vita e la morte per un'emorragia celebrale causata dalle percosse ricevute.
Le istituzioni egiziane sono immobili su queste situazioni e non sembrano minimamente interessate ad intervenire per la liberazione degli ostaggi. L'Europa non fa alcuna pressione sulla giunta militare al potere in Egitto; quindi ci troviamo ancora in una situazione di completo stallo.
Non mi stanco di fare appello al Parlamento Europeo perché eserciti una forte e dovuta pressione sul governo egiziano, affinché intervenga per la liberazione di tutti gli ostaggi e perché lotti con serietà e fermezza contro questo traffico di esseri umani. 


don Mussie Zerai
Presidente dell'Agenzia Habeshia
per la Cooperazione allo Sviluppo
Tel. +39.3384424202
E-mail: agenzia_habeshia@yahoo.it
http://habeshia.blogspot.com

mercoledì 20 aprile 2011

Testimonianza dall'Egitto

Una testimonianza che ci mandano delle tre prigioni egiziane dove sono detenuti profughi eritrei e etiopi che hanno visitato:


- Arisc(stazione di polizia 1)
- Ismailiya
- Suez

Nella prigione di Arisc ci sono 70 persone, di cui 9 sono donne.
Invece nella prigione di Ismailiya ci sono 100 persone, di cui 13 sono malati.
Nella prigione di Suez ci sono 50 persone di cui 6 donne,1 bambino e 3 feriti con arma da fuoco.

I testimoni ci dicono "Quando ero lì, i beduini hanno ucciso quattro ragazzi giovani, dai diciannove ai venti anni".
Speriamo che questi massacri finiscano al più presto.

don Mussie Zerai

sabato 16 aprile 2011

Rischio deportazione profughi Eritrei - Etiopi dall'Egitto

Ieri un gruppo di 250 persone, fuggite dalla Libia verso l'Egitto, è stato minacciato da un alto grado dei militari egiziani di venire deportato nel Paese di origine, se entro 7 giorni non sarà lasciato il campo provvisorio; le loro tende sono state già abbattute. Questo fatto ha messo in forte allarme tutto il gruppo. Ci sono molte donne e bambini che hanno bisogno di protezione. La soluzione per queste persone resta l'evacuazione umanitaria verso paesi terzi come l'Europa, gli USA e l' Australia.
Bisogna fare presto anche sul versante della Tunisia prima che si verifichino episodi simili a quello egiziano. In Tunisia, infatti, ci sono più di 800 profughi eritrei e circa 500 etiopi che attendono di essere evacuati. Non bisogna rischiare di esporre i profughi ad altri rischi per la loro vita, o farli deportare, come è minacciato è minacciato un piccolo gruppo di profughi eritrei, etiopi e sudanesi dalle autorità egiziane.
Chiediamo all'UNHCR di rafforzare la sua vigilanza su quanto sta accadendo nei campi profughi al confine con la Libia. Sollecitiamo la comunità internazionale a manifestare la sua solidarietà per questi profughi accogliendoli nei Paesi dove possono trovare una protezione internazionale e restituire loro la dignità di persone libere, con un futuro da costruire.

don Mussie Zerai