domenica 2 settembre 2018

Una risposta al senatore Mauro Colorti


Come si vive in Eritrea

 Una risposta al senatore Mauro Colorti

a cura di Emilio Drudi

“In Eritrea non ci sono situazioni aperte di conflitto ed anzi le condizioni di vita non sono così male. C’è lavoro per tutti anche se c’è molta povertà, ma nessuno muore di fame”. Con queste motivazioni il senatore Mauro Colorti, del Movimento 5 Stelle, arriva alla conclusione che le migliaia di giovani che continuano a fuggire dal paese non vanno accolti come profughi o rifugiati politici ma considerati “migranti economici” attirati dall’idea “di fare la bella vita” (dunque eventualmente da respingere: ndr). Di conseguenza, dice, non sarebbero altro che “sciacalli” coloro che contestano il Governo di Asmara. Sciacalli, aggiunge, che “magari sono gli stessi che hanno avallato anni di politiche di rapina verso il terzo mondo”, dimenticano “che anche in Italia ci sono tanti poveri” e “su questi problemi girano il volto dall’altra parte”.

“In Eritrea ci ho lavorato”: così dice fin dalla premessa il senatore Colorti, lasciando intendere che la sua analisi ha forza perché si basa su elementi di conoscenza diretti molto concreti. Non c’è motivo di dubitare che in effetti Colorti abbia lavorato in Eritrea, anche molto a lungo. C’è da chiedersi però se, vivendo nel paese, si sia guardato un po’ intorno, al di là delle “vetrine” del regime. Sembra quasi di sentire, infatti, certi giudizi “basati sull’esperienza diretta” espressi a suo tempo sulla Germania di Hitler o l’Italia di Mussolini. Anche allora si diceva che tedeschi e italiani non vivevano male: che, anzi, disponevano di tutto il necessario e, specie i tedeschi, molto di più, senza tener conto però che era soffocata ogni forma di libertà. Ecco, è qui il punto. Ammesso pure – e non è certamente così – che in Eritrea la gente, ogni singola famiglia, abbia davvero il necessario per vivere dignitosamente, il punto è che l’Eritrea è la tomba dei diritti e della libertà. Il paese è da oltre vent’anni sotto il giogo di una dittatura feroce che, attraverso una militarizzazione sistematica e totale, lo ha trasformato in una enorme prigione, rubando la vita al suo popolo e in particolare ai giovani. Ecco perché si scappa dall’Eritrea. E, al contrario di quanto si vorrebbe far credere, non è cambiato nulla neanche dopo la recente firma che ha sancito la fine della lunghissima guerra contro l’Etiopia.

Altroché “sciacalli”, allora: chi contesta il regime non fa altro che dipingere la realtà. E sono tanti gli elementi che questa realtà aiutano a conoscerla davvero: basta non voltarsi dall’altra parte. Sarà sufficiente citarne alcuni

– Guerra permanente. Conclusa la trentennale lotta per l’indipendenza dall’Etiopia nel 1991, il regime ha trascinato l’Eritrea in una serie ininterrotta di conflitti già all’indomani dell’indipendenza (proclamata nel 1993), dal 1994 fino ad oggi, contro quasi tutti gli Stati vicini (prima il Sudan, poi lo Yemen, Gibuti e infine l’Etiopia, in questo caso addirittura dal 1998 sino a poche settimane fa), costruendosi così l’alibi del “nemico alle porte” per militarizzare completamente il paese, con una ferma di leva obbligatoria, il cosiddetto “servizio nazionale”, che può durare quasi tutta la vita.

– Costituzione soffocata. Con il pretesto della guerra, la Costituzione democratica varata nel 1997, fortemente voluta da tutti gli eritrei e considerata una delle più avanzate dell’Africa, non è mai entrata in vigore ed è stata in pratica cancellata. Soffocata spesso nel sangue di chi si batteva per la sua attuazione

 – Abolita la magistratura. La magistratura in pratica non esiste più: il regime l’ha sostituita nel 1996, durante la guerra contro Gibuti, con Corti Militari che rispondono solo al Governo e i cui giudizi sono inappellabili

– Al bando ogni dissenso. Ogni forma di opposizione o anche solo di dissenso è perseguita. Ci sono almeno 10 mila prigionieri politici, molti dei quali non si sa nemmeno che fine abbiano fatto. La svolta finale si è avuta a partire dal settembre 2001, quando c’è stata la prima ondata di arresti di massa contro parlamentari e personaggi dell’apparato statale e politico (spesso eroi della guerra d’indipendenza) contrari alla linea del presidente Isaias Afewerki, giornalisti, scrittori, editori, insegnanti. Arresti seguiti dalla chiusura di tutti i giornali liberi e dell’università di Asmara. Sono pratica abituale i fermi arbitrari di polizia, senza alcuna accusa specifica, seguiti spesso da sparizioni misteriose. Quasi mai i familiari sanno in quale carcere si trovino gli arrestati. Meno che mai possono andarli a trovare. L’opposizione parla anche di casi di uccisione mirati

– Stato-prigione. Che l’Eritrea sia uno stato-prigione lo dimostra il numero stesso delle carceri: oltre 300 (ma secondo alcune fonti della diaspora addirittura 350), da quelle locali o di commissariato a quelle speciali gestite dai servizi di sicurezza.  Oltre 300 carceri in un paese che conta circa 5,5 milioni di abitanti: nel Lazio, che ha grossomodo lo stesso numero di residenti, le prigioni sono 12 più quella militare. Le condizioni di detenzione vengono descritte come terribili, fino alla pratica di torture sistematiche, denunciate e descritte nei particolari, in vari rapporti, grazie a notizie filtrate nonostante lo strettissimo segreto di stato e riprese da diverse Ong od organi istituzionali internazionali..

– Sparare a vista per uccidere. Fuggire da questo stato-prigione è considerato un reato. La polizia (finanziata anche con fondi europei dopo la firma del Processo di Khartoum, nel 2014) ha l’ordine di sparare a vista, mirando a uccidere, contro chiunque tenti di varcare la frontiera senza permesso. Si contano così numerose vittime. L’episodio più drammatico risale alla fine di settembre 2014, quando una quindicina di ragazzi tra i 15 e i 18 anni furono massacrati al confine con il Sudan e  poi fatti sparire in una fossa comune. I giovani fuggiti all’estero, se ricondotti in Eritrea, vengono incriminati per l’espatrio clandestino e, soprattutto, per diserzione, di fronte alle Corti Militari, essendo tutti soggetti alla leva.

– Negata la libertà di religione. Non c’è libertà religiosa. Anche le confessioni consentite (ad esempio il cristianesimo copto di rito ortodosso o cattolico, alcune chiese protestanti, l’islam sunnita) vengono in realtà combattute o addirittura perseguitate con l’accusa di “interferenza” nella politica del regime. Lo dimostra, ad esempio, l'arresto domiciliare del patriarca Abune Antonios, l'arresto arbitrario di gruppi pentecostali, evangelisti, testimoni di Geova, la recente chiusura forzata di 8 cliniche cattoliche e alcune scuole cattoliche e islamiche. Ha suscitato grande clamore, in particolare, il caso dell’ultima scuola islamica di Asmara, sfociato in una grande protesta, seguita da numerosi arresti, tra cui quello di Hajji Musa Mohammednur, fondatore dell’istituto, un intellettuale islamico di grande prestigio, noto anche fuori dai confini, poi morto in carcere nel marzo scorso

– Nessuna libertà di stampa. La libertà di stampa, abolita nel settembre 2011 con la chiusura di tutti i giornali indipendenti, non è mai stata ripristinata. Nelle graduatorie su scala mondiale, redatte annualmente da Reporter Senza frontiere, il paese risulta costantemente negli ultimissimi posti e molto spesso proprio all’ultimo

– Situazione economica. Non è vero che tutti gli eritrei hanno comunque di che vivere. Molti riescono a sopravvivere soltanto grazie all’aiuto e alle rimesse (quasi sempre non ufficiali) che comunque gli esuli, i profughi fuggiti all’estero, cercano di far arrivare ai familiari rimasti in patria. E questo genere di aiuto diventa di per sé una denuncia della situazione reale vissuta dalla popolazione, anche se nel paese quasi nessuno è disponibile a raccontarlo, per paura della repressione poliziesca e di delazioni che porterebbero inesorabilmente all’arresto. Anzi, la paura è tale che quasi tutti i rapporti quotidiani sono guidati dalla diffidenza e da una sorta di “mascheramento”, specie con gli estranei e gli stranieri. “Tutti hanno un lavoro”, si dice. Peccato che questo lavoro, svolto in genere come militari attraverso il servizio nazionale, sia quasi gratuito (mediamente non più di 15-20 euro al mese) e accompagnato spesso anche da servizi in armi ausiliari (pattugliamenti, ispezioni, ecc.). La verità “economica”, insomma, è che la politica del regime ha trasformato l’Eritrea in uno Stato-paria: ne ha fatto uno dei luoghi più poveri del mondo, nonostante le ottime potenzialità. Per di più, la fuga a cui sono costretti i suoi giovani sta svuotando il paese delle sue energie migliori, privandolo persino del futuro.

– La presunta “congiura internazionale”. Il regime ha sempre giustificato le gravissime difficoltà economiche con le sanzioni e il blocco internazionale, che avrebbero isolato ed anzi ghettizzato l’Eritrea per ragioni politiche. La comunità internazionale, sotto la spinta degli Stati Uniti e dell’Europa, avrebbe cioè ordito una sorta di congiura perché Asmara, pressoché da sola, si sottrarrebbe alla logica di dominio imperialista dell’Occidente sul Sud del mondo: una sorta di David che ha il coraggio di combattere, quasi del tutto isolato, il Golia del capitalismo e del liberismo più sfrenati. Poi però, nel 2003, Asmara ha aderito alla “coalizione dei volenterosi” che ha sostenuto la guerra americana voluta dal presidente Bush junior contro l’Iraq: proprio quella guerra che come poche altre obbediva a criteri di dominio e spartizione imperialista. E, a ben vedere, il regime non ha mai abbandonato questa linea, come dimostrano le basi militari concesse ad Israele sulle isola Dahlak e sulla costa dell Mar Rosso e, in tempi ancora più recenti, le basi da cui gli aerei dell’aviazione militare degli Emirati Arabi e della coalizione a guida saudita decollano ogni giorno per bombardare lo Yemen (colpendo indiscriminatamente sempre più spesso anche obiettivi civili), in una guerra pure di stampo imperialista, per il controllo e il dominio politico e strategico della regione mediorientale

– Le inchieste dell’Onu. Ben due inchieste della Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite (pubblicate nel 2015 e nel 2016, dopo anni di indagini) hanno confermato la soppressione di ogni libertà e la violazione sistematica dei più elementari diritti umani, arrivando alla conclusione che in Eritrea il potere si basa sul terrore, fino alla “riduzione in schiavitù”. La seconda inchiesta, prosecuzione naturale della prima, in particolare, ha stabilito che ci sono gli elementi per deferire il presidente Isaias Afewerki e i suoi principali collaboratori alla Corte penale internazionale dell’Aia

– Pace con l’Etiopia: in Eritrea non è cambiato nulla. Nello scorso mese di giugno, Etiopia ed Eritrea hanno firmato la fine dello stato di guerra che durava dal 1998. Una guerra che, dopo le stragi dei primi due anni, fino al cessate il fuoco sancito ad Algeri nel dicembre del 2000, è proseguita con periodici scontri di frontiera, sconfinamenti, provocazioni. Il passo decisivo è stato compiuto dal nuovo primo ministro etiopico Abiy Ahmed, il quale, cogliendo tutti di sorpresa, nel contesto del vasto programma di riforme avviato sia in politica interna che estera, ha accettato tutte le condizioni poste nel 2002 dalla commissione internazionale nominata dall’Onu, dopo la tregua di Algeri, in precedenza sempre rifiutate da Addis Abeba, che poneva come condizione indispensabile l’esame e il conseguente accordo su tutte le controversie di confine simili a quelle sorte per il villaggio di Badme, che hanno portato al lunghissimo conflitto. Di fronte a questa offerta, Afewerki non ha potuto opporre un rifiuto ma, in realtà, il motore della pace è stata l’Etiopia mentre l’Eritrea sembra essere stata trascinata per i capelli a questo passo. Consapevole che proprio “l’arma della pace” può segnarne la fine, smontando l’alibi del “nemico alle porte” posto alla base della militarizzazione totale del paese, il regime sta ora cercando di presentare questo accordo come una propria vittoria, traendone elementi per rafforzarsi e incanalando le notizie come più gli fa comodo. E intanto all’interno non è cambiato nulla.

C’è da pensare che il senatore Colorti, nonostante in Eritrea “ci abbia lavorato”, magari  a lungo, non si sia accorto e dunque ignori tutto questo. Ma, se è così, la sua analisi non ha senso. Oppure, forse ne è a conoscenza, ma allora la conclusione sarebbe che il soffocamento di ogni libertà e la violazione sistematica dei diritti umani non contino granché o non contino affatto. Proprio come mostra di credere il presidente Isaias Afewerki, il quale non a caso ha definito più volte la democrazia una finzione o un inganno.  

domenica 12 agosto 2018

ሓዋርያዊት መልእኽቲ ካቶሊካውያን ጳጳሳት ኤርትራ


ኣብ ወጻኢ ሃገራት ንዚርከቡ
ካቶሊካውያን ምእመናን ደቂ-ሃገርን፤
ንዅሎም ሰብ ጽቡቅ ድላይን
ዝተጻሕፈ
 
ሓዋርያዊት መልእኽቲ
ካቶሊካውያን ጳጳሳት ኤርትራ
ነሓሰ 2004


መባእታ
1. * ብፍቓድ እግዚኣብሔርን፣ ብሥምረት መንበረ-ጴጥሮስን፥
    * ናይ’ታ ኣብ ኤርትራ ካቶሊካዊት ቤተክርስትያን ጓሶት ካብ ዝኾኑ ጳጳሳት
    * ካብ’ዛ ሃገር ተበጊሶም ኣብ ኵለን ሃገራት ናብ ለዉ ካቶሊካውያን ምእመናን፥
    * ካብ እግዚኣብሔር ኣቦናን፥ ካብ ኢየሱስ ክርስቶስ ጐይታናን ጸጋን ሰላምን
        ነኣኻትኩም ይኹን (1ቆሮ.1 1-2)
      ማኅበረ-ሰብ ዓለም፣ ብዝተፈላለየ ሰብ-ሰርሖ ግድላትን ማዕበላትን እናተጸፍዐ ኣብ ዚህወኸሉ gን፣ ብክርስቶስ ምእማንኩም ኣብ ኵላ ዓለም ስለዝተሰምዐት፣ ቅድሚ ኵሉ ብዛዕባ ኵላትኩም ንኣምላኽና ብኢየሱስ ክርስቶስ ነመስግኖ ኣሎና፣ ከየቋረጽና ኵሉ ጊዜ ኣብ ጸሎትና ንዝክረኩም (ሮሜ.1 8-9)
እግዚአብሔር ሕደረሎም ርድኢትን ብዝሃቦም ምድራዊ በረኸትን ተሓጊዞም ናይ ዑቕባ ዕድል ዝሃቡኹም፣ ኣብ መንጎኦም እትነብሩ ሃገራትን ሕዝብታትን፣ ብፍላይ ከኣ እተን ብኃልዮት ኣምላኽን ብናይ እንተላዕለ ኲሉ ቤተክርስትያን ኃልዮትን ተደሪኸን ዚስዕባኹምን ዚጓስያኹምን ሰበኻታትውን፣ ኣብ’ዚ ሰዓት’ዚ ብመንፈስ ምስጋና ንዝክረን ኣሎና።
ንእምነት-ክርስትናን መንፈሱን ኣብ ዚፈታተን፣ ፈጺሙ’ውን ኣብ ዚነጽግ ዓለም ኮይንኩም እምነትኩም ንምሕላውን፣ በዛ እምነት ተመሪሕኩም ንምንባርን እትገብርዎ ጻዕርን ትግሃትን ተገንዚብና፥ በታ ላትና እምነት ንሓድሕድና ምእንቲ ክንጸናናዕ (ሮሜ.1 12) ንጽሕፈልኩም ኣሎና። ኣብ መልእኽቲ ዕብራውያን (11 1) ከምዚንገረና ድማ፥ እምነት ነቲ ብተስፋ እንጽበዮ ነገር ከምንረኽቦ ዜረጋግጽ ብምዃኑ፣ ከምኡ’ውን ብተስፋ ከምዝደሓንና (ሮሜ፣ 8 24) ስለእንፈልጥ፥ እስኪ ብተስፋ ንበርትዕ።
ዝሓለፈ ዓመት ኣብ ኤውሮጳን ሰሜን ኣሜሪካን፣ ኬንያን ንዚነብሩ ምእመናንና ኣብ ዝገበርናዮ ሓዋርያዊ ዑደት (ኣቡነ መንግስተኣብ ተስፋማርያም፤ ኣቡነ ኪዳነ የዕብዮ) ብዘዋህለልናዮ ተመክሮን ትዕዝብትን ከምኡ’ውን ኣብ’ዚ ቀረባ ግዜ (ብ3 ግንቦት 2004) ካቶሊካዊት ቤተክርስትያን ካብ ሮማ ኣብ መላእ ዓለም ንዚርከቡ ምእመናን-ስደተይናታት ዚርኢ ዝሃበቶ መምርሕን ማዕዳን ዝሓዘ ሰነድ (ኤርጋ ሚግራንተስ ካሪታስ ክርስቲ = ናይ ክርስቶስ ፍቕሪ-ሰደተይናታት) ምኽንያት ብምግባር፣ በዛ ሓዋርያዊት መልእኽትና ምሳኻትኩም ክንዋሳእ ኣድላዪ ኮይኑ ረኺብናዮ። ናይ ምሥራቓዊት ካቶሊካዊት ቤተ ክርስትያን ሕገቀኖና ከኣ ነዚ እንገብሮ ዘሎና ብሥርዓት ዚእዝዞ እዩ።
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“ንስኻትኩም ስለ ዝኣመንኩም እቲ ኣብ መወዳእታ ዘመን ኪገሃድ ዘለዎ ድኅነት ክሳዕ ዚመጽእ፤ ኃይሊ-ኣምላኽ ኪሕልወኩም እዩ። ሽሕ’ኳ ሕጂ ንቝሩብ ግዜ ብብዙኅ ዝዓይነቱ ፈተና ክትሓልፉ ግዲ እንተኾነ፤ በዚ ክትሕጐሱ ኢኹም”። እዚ ከኣ እታ እምነትኩም ሓቂ ከምዝኾነት ኬረድእ እዩ። ወርቂ ሽሕ ግዜ ብሓዊ ይኰላዕ እምበር በራሳይ እዩ። እምነትኩም ግና ምስ ተፈተነት ኣዝዩ ብሉጽ ዝኾነ ዋጋ ኣለዋ። ከመይ ኢየሱስ ኪግለጽ ከሎ፤ ምስጋናን ስብሓትን ከተምጽኣልኩም እያ። (1ጴጥ.1፣5-7)

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1 ክፍሊ
ካብ ኀልዮት-ቤተክርስትያን
ውጹኣት
ኣይኮንኩምን
2.  ብምኽንያት ሃለgቶም ኣብቲ ልሙድ ናይ ቤተክርስትያን ጕስነታዊ ኣገልግሎት ኪጥቀሙ ይከኣሉ፥ ካብ ኣገልግሎት ርሒቖም ዚርከቡ ኵሎም ፍሉይ ዝኾነ ተገዳስነትን ኀልዮትን ኪግበረሎም ይግባእ። ከም’ዚኦም ካብ ዝበሉ ጕጅለታት፣ ኃት ካብ ሃገር ናብ ሃገር ተንቀሳቐስቲ፣ ስደተይናታት...ይርከቡዎም (.. 2 ብዛዕባ ተልእኮ፣ ኣቡናት 18) ምእንት’ዚ ናይቶም ብዝተፈላለየ ምኽንያታት ብፍላይ ድማ ኣብ ካልኦት ሃገራት ዝሓሸ ናይ መነባብሮን ስራሕን ዕድል ኪረኽቡ... (ስራሕ-ወድሰብ Laborem Exercens.23) ዚንቀሳቐሱ ሰባት ሃለgትን ኵነታትን ንቤተክርስትያን ኣዝዩ ኪግድሳ ከም ዚርከብ፣ ቤተክርስትያን ኣብ ዓለምን ምስ ዓለምን g ርክብ ዚዛረብ ናይ ጉባኤ ቫቲካን ሰነድ፣ ፈላሚ ቃላቱ ንርድኦ፥ ኣብዚ g ናይ ለዉ ደቅሰባት ብፍላይ ድማ፣ ናይ’ቶም መሳኺን ድኻታትን ብዝተፈላለየ ዓይነት ዝተወጽዑን ኵሎም ታሕጓስን ተስፋን፣ ጸበባን መከራን ኵሉ፣ ናይ’ቶም ተኸተልቲ ክርስቶስ (ናይ ቤተክርስትያን) ታሕጓስን ተስፋን፣ መከራን ጸበባን’ውን እዩ። እቲ ብሓቂ ሰብኣዊ ዝኾነ ሃለgቶም ድማ ካብ ናይ ሰዓብቲ-ክርስቶስ ኣቓልቦ ዝረሓቐ ኣይኮነን (ጉባ.ቫቲ.2 ፍሥሓን ተስፋን፣ 1 Gaud. et Spes 1)
ስለ’ዚ ከኣ ሰብኣዊ ዓቕማን መደባታን ድሩት ብምዃኑ ዝጐደለን ዚጐድልን ኣገልግሎት ኪህሉ ይኽእል’ምበር፣ እቲ ናይ ቤተክርስትያን ኀልዮትን ተገዳስነትንሲ ንጹር እዩ፣ ወትሩ ከኣ ብዝተፈላለየ ደረጃ፣ እታ ዝዓበየትን ዝሰፍሐትን ቤተክርስትያን ኣብ ጉባኤ፣ ብዝበለቶን፥ ..ጳጳሳት’ውን ኣብ ዝተፈላለየ ግዜያት ዜርእዩዎ ኀልዮትን ወትሩ ዚቕጽል እዩ።
ንሕና ጓሶትኩም’ውን እዚ መዝነትን ተልእኮን ከምሎና ብምግንዛብ፥ ነዚ ሃለgትኩምን ኲሉ ግድላትኩምን ክንሓስብ እቲ ብኽርስቶስ ኣባኹም ሎና ፍቕሪ የገድደና (2ቆሮ.5 14) በዚ ፍቕር’ዚ ተደሪኽና፣ መዝነትና ንምፍጻም ብተስፋ በርትዑ ብዚብል ጸናንዕን ተባብዕን ቃላትና ንደሃየኩም ኣሎና።
ምስጋና

3.  እቲ መንፈሳዊ ናይ ጕስነትን፣ ተገዳስነትን መደብ፣ ኣቐዲሙ ኣብ ውሱን ቦታታት (ሮማ፣ ሚላኖ፣ ሽቱትጋርት፣ ፍራንክፈርት፣ gሺንግተን፤ ቺካጎ፤ ሎሳንጀለስ፤ ሳንፍራንሲስኮ፤ ሎንደን፤ ከሰላ፤ ገዳርፍ) ብወግዒ ብቤተክርስትያንና፣ ተጀሚሩን ነዊሕ ተኻዪዱን እዩ። ብኣቡናት ኮነ ብማኅበራቶም ተላኢኾም ኣብ’ዚ ቦታታት’ዚ ንመእመናን ብሉጽ ተወፋይነቶምን ኣገልግሎቶምን ንዘወፈዩን ብሕጂ’ውን የወፍዩ ንዘለዉ ካህናትን ደናግልን ንዅሎም ማኅበራት፣ ልባዊ ምስጋናና ነቕርበሎም። ብዝበለጸን ብዝተወሃሃደን ኣገባብ ኪቕጽልዎ ከኣ ነተባብዖም ኣሎና።
     ኣብ ዚበዝሕ ቦታታትን ኲነታትን ግን ቅንአት-እምነቶም ብዝሓደሮም ተገደስቲ ኣኅgትን ኣኃትን ተጐሳጕስኩም ኣድማዕን ዜሓጕስን ተግባራትን ዕማማትን ብምፍጻምኩም ብልቢ ነመስግን፥ ነቲ ኪርሳዕ ይግበኦ ጕዳይ ድሕነትን እምነትን ከይረሳዕኩም፥ ንርእስኹም ተነቓቒሕኩም ንውሉድኩም ኮነ፣ ንካልኦት ኣኅgትኩም ኣኃትኩም ምንቅስቓስኩም፥ ነዚ ኽኣለኩም ልዑል ኣምላኽና ምስጋና ይብጸሓዮ። እተን ኣብ ዓዓዱን ሃሃገሩን g ቊምስናታት፣ ሰበኻታት፣ ካህናት ኲሎም’ውን ብወግዓዊ ደረጃ ኮነ በብውልቂ ኪሕግኹምን ኪግደሱልኩምን ዝተረኽቡ’ውን ነመስግኖም።
እዚ ዅሉ ዝሓለፈ በረኸትን፣ ናይ ኣምላኽ ረድኤትን ክንሓስብ ከሎና ጐይታ ዓበይቲ ነገራት ገይሩለይ እዩ (ሉቃ.1 49) ዚብል ቃል፣ ኣብ ኣፍና የድምጽ። ምእንት’ዚ በረኸት’ዚ ከኣ ንጐይታ ነመስግኖ ንዝምረሉውን። ብዝሓለፈ ጸጋን በረኸትን ክንእመን ከሎና ንሕጅን ንዚመጽእን ኣበርቲዕና ከም ንሰርሕ ቃል ነኣቱ ኣሎና ማለት እዩ።
ኣብ’ቲ ብስደት እትነብሩሉ ሃገር፥ መንነትኩምን መንፈስ-እምነትኩምን ንምሕላው፥  ብድሕሪት ንዝሓደግኩምዎ ኣብ ጸገማት ንዚርከብ ኅብረተሰብኩምን፣ ስድራቤትኩምን ንምርዳእን ንምሕጋዝን ብእተርእይዎ ንጥፈትን ተገዳስነትን፣ እቲ ንመላእ ሰብኣዊ ሕንጸትን ብስለትን ዚርኢ ናይ ኣቦታትን ኣዴታትኩምን፣ ናይ’ቲ መሠረታዊ መዕበያኹምን መሥመር ንምሕላውን ናብ ውሉድኩም ንምምሕልላፍን ...ብእትገብሩዎ ትግሃትን ጻዕርን፣ ተደኒቕና ልባዊ ምስጋና ነቕርበልኩም ኣሎና።
4.   ቅድሚ ኃያሎይ ዓመታት፣ ኣብ’ዛ ዓባይ ከተማና (ኣሥመራ) ኣብ ትርከብ ሓንቲ ንእሽቶይ ቍምስና ብዝተገብረ መጽናዕታዊ ግምት (1978) ክልተ-ሢሶ ካብ ኣባላታ ኣብ ወጻኢ ሃገራት ለዉ ውሉዶምን ኣባላት ቤተሰቦምን ዚናበሩን፣ ዚጥወሩን ምዃኖም ዜርኢ ነበረ፥ ናይ መላእ ሃገር ነጸብራቕ ኪበሃል ዚከኣል እዩ። እዚ ናይ ኀልዮትን ሓድሕዳዊ ረድኤትን ዝንባሌ፣ ነቲ ኣብ ወንጌል ዝተመርኰሰ፥ ፍቕሪ ብጻይ ዚገልጽ፥ መንፈስ-ክርስትና ዜረጋግጽ፣ ቀንዲ ማኅበረ-ሰባዊ መልክዕና ኮይኑ ምርካቡ፣ እቲ ባህልናን ኣተሓሳስባናን መጠን ክንደይ ብክርስትያናዊ መንፈስ ከምዝተሓንጸን ዝተዀስኰሰን ዜርኢ እዩ።
ኃት ካባኻትኩም ኪብሉና ከም ዝሰማዕናዮ፥ ካብ’ቲ ፍረ ረሃጽኩምን፣ ኣዝዩ ድሩት ዝኾነ ዓቕምኹምን መቒልኩም፣ ንሃገርኩምን ኅብረተሰብኩምን ስድራቤትኩምን ብምሕጋዝኩምን ነዚ ንምግባር ድልየትን ተገዳስነትን ብምርኣይኩም፣ እቶም ኣብ ናይ ዕለታዊ ናብራ ጸገማት ኣብ ጐድንኹም ዚቃለሱን ዚጐዩን ምዕራባውያን ኣዝዮም ከምዚግረሙን፣ እዚ ኣተናኹም’ውን ንኺርድእዎ ከምዚጽግሞምን መልክት እዩ። እዚ እንታይ የርእየና? እቲ ናተይ ንርእሰይ ጥራይ፣ ካብ ወደይ ከብደይ ነኣይ፣ ጥራሕ ይጥዓመኒ...ዚብል መንፈስ-ክርስትና ዝረሓቖ ምዕራባዊ መንፈስን ዝንባሌን ብግብራዊ ኣገባብ ከምዝነጸግኩምዎ፤ እዚ መንፈስ’ዚ ንዚኽተሉ ወገናት ከኣ፤ ናይ ኅሊና ስክፍታን ወቐሳን ከምሕደርኩምሎም ግልጺ እዩ። ኣቱም ፍቑራተይ፣ ኣጋይሽን ስደተይናታትን ...ንሠናይ ግብርኹም ርእዮም በታ መዓልቲ ፍርዲ፣ ንኣምላኽ ምእንቲ ከመስግንዎ ኣብ ማእከል ኣሕዛብ ኣካይዳኹም ኣጸብቑ (1ጴጥ.2 11-12) ንዚብል ለበg-ኣቦኹም ቅዱስ ጴጥሮስ gርያ ኢኹም ዝፈጸምኩም። ኣምላኽና ከኣ ድሌትኩም በለ ኵሉ ከም መጠን ሃብቱ፣ ብኢየሱስ ክርስቶስ ገቢሩ ብኽብሪ ኪመልኣኩም እዩ (ፊልጵ.4 19) ብዛዕባታ ኣብ ልብኻትኩም ተስፋ ንዚሓተኩም በለ ምላሽ ምሃብ ምእንቲ ክትክእሉስ ኲሉሳዕ ድሉg ኩኑ። ግናኸ ብለውሃት ግበሩዎ (1ጴጥ.3 15) ብተስፋ ከኣ በርትዑ።
መበቈልኩም ምስ ዝኾነት ሃገርኩም ሎኩም ምትእስሳር፥ ብዚከኣል ብዝተፈላለየ መደብ ክትቅጽልዎን፣ ናይ መን ምዃንኩም ክትገልጹን ምጽዓርኩም ዚድነቕ እዩ። ክንየ’ውቲ እተበርክትዎ ሓገዝን ረድኤትን፣ እቲ ጕዳይ “መንነትን ዓሚቝ ስምዒትን፣ ኣብ ንን ሓጐስን፣ ኣብ ጸበባን ጸገምን፣ ...ኵሉ እትገብሩዎ ሱታፌ፣ ብኣካልን ብዝተፈላለየ ኤለክትሮኒካዊ መልእኽታት ዚፍጸም ሓድሕዳዊ ርክብ ዓይነተይና ኣብነት እዩ።
ማኅበራዊ መልክዕ ዝዓ ናይ ሥነ-ምግባር ሕይወትን መደባትን ኣገዳሲ እዩ። ኣነ ዝድላየይ እፈጽም፣ ሰብ ዝበለ ይበል፣ ... ካብ ዚብል ውልቀ-ስምዒት ወጺእና፣ ዝኸማይ ሰብ እንታይ ይብለኒ፣ ኃወይ ኃውተይ...እንታይ ኪብሉኒ እዮም? ዚብል መንፈስ ስክፍታን ጥንቃቐን፣ ኃባራዊ ጕዕዞን መልክቶ፥ ንሕይወትን ንብረትን ትርጕም ዚህቦ እዩ። እዚ ኵሉ ብቐሊሉ ዚፍጸም ከምይኮነ፣ ሓያል ጻዕርን ትብዓትን ዚሓትት ምዃኑ ግልጺ እዩ። ምስ’ቲ ከቢቡካ ከይብሉኒ ካብ ዚብል ስኽፍታ ወጺኡ፣ ደስ ንዝበሎ ዚፍጽምን ዚኽተልን ባህልን ኣተሓሳስባን ብርቱዕ ቃልሲ ከም’ተካይዱ ከኣ መንም ስተውዕሎ እዩ።
ሃለዋት ስደት             
5.  ስደተይና ዚበሃል፣ እቲ ዓዱን ዓውዱን ሓዲጉ፣ ብዝኾነ ይኹን ምኽንያት ኣብ ዓድ-ጓና ኪሰፍር ዝመረጸ ወይ ኪመርጽ ዝተገደደ እዩ፥ ገሊኡ ብፖሊቲካዊ ኲነታት፣ ገለ ብስራሕ ብትምህርቲ ብምርምር..... ናይ ውልቀሰባት፣ ስድራቤታት፣ ሕዝብታት ምንቅስቓስን፣ ናብ ዓድኻ ምምላስን፣ ካብ ጥንቲ ብጥቅምቲ ኣብ ኅብረተሰብ ብዝጸንሐ፣ ኣብ ናይ ድኅነትና ቅዱስ ታሪኽ’ውን፥ ኣብቲ ናይ ደቂ-ያዕቆብ ናብ ግብፂ ምኻድን፣ ካብኡ ምምላስን ናይ ስደት-ባቢሎን ኵነታትን፥ ክሳብ ናይ’ታ ቅድስቲ ስድራ ሃለg...ኵሉ ከይተረፈ ዚግለጽ እዩ። ኣብ ቅዱስ መጽሓፍ’ውን ናብራ-ስደት ብናይ ምእመናን ምድራዊ ጕዕዞ ዚምሰል ኮይኑ ተረኺቡ።
ናይ ውድብ ኅቡራት ሃገራት ጸብጻባት ከምዜመልክቶ፣ ኣብ’ዚ 30 ዓመታት ኣኀዝ ስደተይናታት ዓለም ካብ 75 ሚልዮን ናብ 125 ሚልዮን ኪድይብ ተረኺቡ። ስለዚ ከኣ ሓዲሽ ተርእዮ ኮይኑ ዳርጋ ንዅለን ሃገራት ዓለም ዚትንክፍ ጕዳይ እዩ። ኣብ ውሽጢ ሃገራት ጋጥም ምምዝባል፣ ዶብ ሰጊርካ ምግዓዝ፣ ብሕግን ይሕግን ምንቅስቓስ ብዝተፈላለየ ጸገማትን ምኽንያታትን ዝተደረኸ ኵነት እዩ።
ናብ ርእስና ማለት፣ ናብ ሃገርናን ሕዝብናን ክንጥምት ከሎና ድማ፣ እዚ ተርእዮ’ዚ ብፍላይ እዚ ናይ ስግር-ባሕሪ ስደት፥ ኣብ ዛንታ ኣቦታትን ኣቦሓጐታትን ይጸንሓና፣ ይሰማዕናዮ፣ ኣብ’ ናይ መወዳእታ 40 ዓመታት ዝተኸሥተ ነቲ ጋጠመ ፖለቲካዊ ጸገማትን ስዒቡዎ ዝመጸ ማኅበራውን ኤኮኖምያውን ሃለg ተኸቲሉ ዝተበጋገሰን፤ ቀጺሉ ዝተንቀሳቐሰን ምዃኑ እዩ።
ካብ’ቲ ገሊኡ ናይ ስደት ኣወንታዊ ውጽኢታቱ ንምዝካር-ሕዝብታት ኪፋለጡ ዕድል ይህብ። ኣብ ዕለታዊ ሕይወትን፣ ንብረትን ከኣ ኣብ መንጎ ሕዝብታት ናይ gስኦ (ዲያሎግ) መንፈስ ይምዕብል። ናብ ሥምረትን ኅብረትን ከኣ ይመርሕ። ስደት ብመንፅር ዝተፈላለየ ሥልጣኔታት ኪረአ ከሎ መምጽኢ ሃብትን በርከትን እውን እዩ። ብኻልእ ወገናት ድማ ስደተይናታትን ተቐበልትን (ደቀባት) ተኸባቢሮም ተፋቒሮም ተጸgዊሮም ኺነብሩ ከምዚኽእሉ ረጋግጹሉ ዕድል ወይ ቤት ትምህርቲውን እዩ።
ጸገማት ስደትን ሳዕቤናቱን  
6.  ናብራ-ስደት ከይፈቶኻ ዚምረጽ ምዃኑ፤ ካብ ቤትካን ስድራቤትካን ወጺእካ ይትፈልጦ መንገድን ኣገባብን፣ ናብ ይትፈልጦ ዓድን መደብን ምብጋስ ምጽኦ ጥርጥርን ስግኣትን ፈተናታትን፣ ክንየው’ቲ ጸገማትን ድኻማትን ስዕቦ ናይ ኅሊና ነውጽን ተርባጽን...ስነልቦናዊ ሃለg መሪር እዩ። ነፍስወከፍ ካባኹም በዚ መስርሕ’ዚ ዝሓለፈ ስለዝኾነ ብዛዕባ’ዚ ነናቱ ዚብሎን ንትዎን g ከምለዎ ግልጺ እዩ። ኣብ ዓዲጓና ሰሪሕካ ርሂጽካ፣ ካብ ባዶ ተበጊስካ ሕይወትካ፣ ሕይወት ስድራቤትካ ክትሓንጽ ላዕልን ታሕትን ምባል፤ መጠን ክንደይ ዚኣክል፣ መንፈሳውን ሥነልቦናውን ድኻም፣ ጽምg... ከምለዎ ኣይከሓድን፣
ኣብ ገሊኡ’ውን ብሰንኪ’ቲ ጽንኩርን ይንጹርን ዝኾነ ጕዕዞ-ስደት፣ ብቑዕ ዝኾነ ሰነዳትን፣ ናይ መንበሪ ፍቓዳትን ይምርካብ ዚመጽእ ሰንፈላል ዝዓብለሎ ኣካይዳ፤ ብምኽንያት ሰነዳትካን ናይ መንበሪ ፍቓዳትካን፤ ብሰንኪ gሕዲ-ትምህርትኻን ተመክሮኻን፣ ኣብ ዝተሓተን ዝጸገመን ሃለgት-ስራሕ gፊርካ ምስራሕ ብኅሊና ይተዓግበሉ፤ ብጥዕና እትጕደኣሉ ሃለg ዜጓንፍ እዩ።
ሞራልን፥ ሰብኣዊ ሕይወትን
7.  ድልዱል ስድራቤት ዝዓንድማእከሉ፣ ኣብ ፍርሃት-እግዚኣብሔር ዝተመርኰሰ፣ ኣብ ፍቕርን ክብርን ወድሰብ ዝተሓንጸ ኅብረተሰብ ዓቢኻን ተዀስኵስካን፤ ካብ’ዚ ድልዱል መዕበያ ዝተቐበልካሉ ወጺእካ፥ ኣብ ዓድ-ጓና ዓዲ-ስደት ምንባር ማለት፥ ካብ ባሕሪ ወጺኡ ናይ ዚነብር ዓሣ ሕይወት ኪመስል፤ ምእንት’ዚ ከኣ ናይ ሞት፣ ናይ ሕየት ቃልሲ ከካይድ ንቡር ይኸውን። ልዕሊ ኵሉ ድማ እዚ ቃልስ’ዚ ኣብ መንፈሳዊ ሃለgትን ኣብ ናይ ኅሊና ኵነታትን ዜጋጥም እዩ። ከም ውጽኢቱ ከኣ ኣብ ናይ ዕለታዊ ሕይወት መነባብሮ ይንጸባረቕ። ነቲ ዝዓበኻሉ መምርሒ ሕይወትን መደብ ሰብኣውነትን ተኸቲልካዶ ምኻድ የሓይሽ? ወይስ ንከባቢኻ ምምሳል? ከም’ታ እናናሳዕ መልክዓ እትለgውጥ ነፋሒቶ ምስ ከባቢኻ ምልውgጥዶ ወይስ ነታ ዝነበረትካ ከይለወጥካ ምዕቃብ? ኣብ ዓደይ ኣብ መንጎ ስድራቤተይ ይምገበርክዎ፣ ኣብ’ዚኸ ክገብሮ ኅሊናይ የፍቅዶዶ? እዝን ካልእ ዚመስሎ ውሽጣውን ግዳማውን ክትዓት ጸዊርካ ዚኽየደሉ እዩ።
8.  ብመንፈሳውን ባህላውን ማኅበራውን መዳያት፣ እቲ ስደተይና ንዝነበሮን ሒዝዎ ንዝመጽአን፣ ነቲ ኣብ ዓዲ-ስደቱ ጓንፎ መነባብሮን ብደረጃ ስነሓሳብ ይኹን ብተግባር ብኸመይ የላፍኖ? ክሳብ መጠን ክንደይ የወሃህዶ? ጨሪሽካ ናትካ ገዲፍካ ኣብ ናይ’ቲ ኣንግደካ ሕዝብን ዓድን ኵነታት ምስጣም ምጽኦ ጸገማትን ናይ መንነት ቅልውላgትን ፈጺምካ ማዕጾኻ ብምዕጻው ኣይርኢ ኣይሰምዕ ኢልካ፤ ኣብ ከባቢኻ ምስ ዚርከብ ዝኾነ ናይ “ዲያሎግ (gስኦ) ናይ ምሃብ ምቕባል መደብ ይተካይደሉ ዕሙት ኣገባብከ ኣበይ ከብጽሕ እዩ?... ስለ’ዚ እቲ ሕይወት ብቐሊል ይግመት፣ ዚርአን ይርአን ጸገማት ተጻዊሩ ሰጊሩ ዚካየድ ብርቱዕ ሕይወት እዩ።
   ምስዚ’ውን ኣብ ውሽጢ ስድራቤት፣ ጋጥም ናይ ዕድመን ኣተሓሳስባን ፍልልይ፥ ነቲ ምዕራባዊ ሥልጣኔን ቅዲ-ሕይወትን ምስቲ ዝጸንሓካ ልምድን መንገድን ኣወሃሂድካ ካብ ይምኽኣልን ዚመጽእ፥ ቀሊል ይኮነ ግርጭታት ከይከርናዮ ኣይንሓልፍን። ብሰንክ’ዚ ክንደይ ሓዳር ይተበተነ! ኣብ ክንደይ ወለድን ውሉድን ይምርድዳእ ይተፈጥረ!!
ኣብ እዋን ስደት ዚህሰዩ ወገናት፥
ሥድራቤት
9.  ኣብ ሃለgት-ስደት እቲ ብዝለዓለ ደረጃ፤ ውሽጣውን ግዳማውን፤ ፍን መንፈሳውን ጸገማት ዚቕበል ስድራቤት እዩ። በዓልኪዳን ካብ በዓልቲ-ኪዳኑ፣ በዓልቲኪዳን ካብ በዓልኪዳና፣ ወላዲ ካብ ውሉዱ፥ ወለድን ውሉድን ዚፈላለዩሉ ኵነታት ዜስዕብ እዩ፥ እዚ ጽምg ተነጽሎን ንርእሱ ዜምጽኦ ጠንቂ ኣለዎ። ልዕሊ ዅሉ ሓድነት ስድራቤት፣ ሓድነት ኪዳናዊ ሕይወት ዚህሰየሉን ዚቘስለሉን ሃለg ይኸውን። እዚ ጸገም’ዚ ከኣ ኣብ’ቲ ናብ ሕይወት-ስደት ገጽካ እትገብሮ ጕዕዞ ስድራቤት ክሳብ እትተኣኻኸብ ዚርአ እንኪኸውን፥ ድሕሪ ምትእኽኻብ’ውን ሰሪሕካ ንኽትነብር ኣብ ዚግበር ጻዕሪ፣ ናይ ሰዓታት ስራሕን ዕረፍትን ይምግጥጣም ምጽኦ ጸገማት ከይተራኸብካን፣ ፍቕርን ሓድነትን ከየስተማቐርካን ከይጸገብካን ዚንበረሉ ሕይወት ይኸውን።
     ተነጽሎን ጽምgን፣ ካልእ ናይ ማኅበራዊ ሃለg ጽልgን፣ ምጸኦ ተጽዕኖውን ሓድነት-ኪዳንን ስድራቤትን ኣብ ጠንቂ ኣብ ዚወድቀሉ ኵነታት፣ -ኣብ መንጎ ሰበኺዳን ፍትሕ፣ ኣብ ወለድን ውሉድን ጋጥም ይምርድዳእን ይምውህሃድን፥ ከም ሳዕቤኑ ሓሺሽ፣ ቈጽለመጽሊ ኣልኮሆል ካልእ ዚመስሎ ነገራትን የስዕብ።
     ኣብ ማእከላይ ዕድመ ዕጫ-ስደት ዝጠዓሙ ደጊም ናብ ሽምግልና ገጾም ዚገማገሙ ወገናትና ከምለዉ’ውን ፍሉጥ እዩ። ድኻምን እርጋንን ዜንጸላልዎም፥ ዚጽበዮም ጽምg ተነጽሎን’ውን ቀሊል ከምይኮነ ይርደኣና። ናብ’ቲ መበቈሎምን ናታቶም ዚረኽቡሉን ዓዶም ከመዓድዉ ከኣ ንቡር እዩ። ኣብ’ዚ ኲነት’ዚ ዚርከብ ናብ’ቲ ልቡ ኪዓልበሉን፣ ረሓት ኪረኽበሉን ዚኽእል ንዓዱ፣ ንምምላስ ትብዓት ኬሕድር ጽቡቕ ምኾነ።