domenica 15 marzo 2009
La Solidarità di chi ha una coscienza sporca!
Darfur/ Eritrea invita Bashir in segno di solidarietà contro Cpi
Addis Abeba, 11 mar. (Ap) - Il governo eritreo ha deciso di invitare ufficialmente ad Asmara il presidente sudanese Omar el Bashir in segno di solidarietà dopo il mandato di cattura spiccato contro il leader sudanese dalla Corte Penale internazionale dell'Aia (Cpi).
In una lettera al presidente sudanese il suo omologo eritreo, Issaias Afeworki, esprime il "sostegno fermo e duraturo" del suo paese contro il mandato d'arresto e invita Bashir a visitare ad Asmara "in un prossimo futuro". Le accuse del Cpi, scrive il presidente, "minacciano la sovranità e l'integrità territoriale del Sudan" e il mandato di arresto è "ingiustificato,inaccettabile, futile".
La crisi provocherà una nuova ondata di immigrati?
Ma la crisi che impatto avrà sui flussi migratori? In Italia se n’è parlato poco, ma sulla stampa straniera sono stati pubblicati diversi reportage, da quali risultava che molti immigrati stavano abbandondando i Paesi ricchi (soprattutto negli Usa e in quelli del Golfo) per tornare a casa. Il motivo? Ovvio: la mancanza di lavoro. Anche in Italia è accaduto un fenomeno analogo, sebbene in misura molto minore e limitatamente ad alcune comunità, come quella brasiliana.
Ma ora il quadro potrebbe cambiare. Se la crisi finanziaria nei Paesi dell’Europa dell’est peggiorerà ulteriormente, provocando un forte aumento della disoccupazione, molti rumeni, bulgari, albanesi, slovacchi, eccetera potrebbero essere indotti, dalla disperazione, a tentare l’avventura a ovest, magari al solo scopo di vivere di espedienti.
L’incognita principale, tuttavia, riguarda l’Africa. L’altro giorno il segretario del Fmi, Dominique Strauss-Kahn, ha lanciato l’allarme per gli effetti catastrofici della recessione sul Continente nero. «C’è in pratica la certezza -ha detto il capo dell’Fmi -che molti milioni di persone sprofonderanno sempre più nella miseria: se non si interviene con un forte piano d’emergenza ci sono forti rischi di guerre civili, se non di guerre estese». E dunque di una nuova ondata migratoria verso l’Europa.
Secondo Strauss-Kahn tocca ai Paesi ricchi mettere mano al portafoglio. «Se la comunità internazionale ha trovato centinaia di miliardi di dollari per affrontare la crisi globale, non è ammissibile che non possa trovare qualche centinaio di milioni, meno di quanto ha investito per salvare singole aziende private, per i Paesi più poveri».
E’ davvero questo il modo appropriato per aiutare l’Africa a superare la crisi?
Inoltre: siamo pronti a reggere, in piena crisi economica, una nuova ondata migratoria dall’Europa dell’Est e dall’Africa? Temo che un evento del genere provocherebbe tensioni sociali enormi, un razzismo diffuso e una guerra tra poveri nelle nostre città. Che foschi presagi…. sbaglio?
giovedì 12 marzo 2009
Darfur/ Eritrea invita Bashir in segno di solidarietà contro Cpi
Addis Abeba, 11 mar. (Ap) - Il governo eritreo ha deciso di invitare ufficialmente ad Asmara il presidente sudanese Omar el Bashir in segno di solidarietà dopo il mandato di cattura spiccato contro il leader sudanese dalla Corte Penale internazionale dell'Aia (Cpi).
In una lettera al presidente sudanese il suo omologo eritreo, Issaias Afeworki, esprime il "sostegno fermo e duraturo" del suo paese contro il mandato d'arresto e invita Bashir a visitare ad Asmara "in un prossimo futuro". Le accuse del Cpi, scrive il presidente, "minacciano la sovranità e l'integrità territoriale del Sudan" e il mandato di arresto è "ingiustificato,inaccettabile, futile".
Bologna, giovane eritreo aggredito e insultato
Anche Bologna, come Napoli, è stata teatro di una nuova aggressione a sfondo razzista. Vittima della violenza un giovane di origine eritrea da tempo residente nel nostro paese. Il fatto è avvenuto a notte fonda in una zona della prima periferia del capoluogo emiliano. Intorno alle quattro (nella notte tra sabato e domenica) il giovane, del quale gli inquirenti non hanno diffuso le generalità, stava camminando in via Fioravanti. Con lui c’era la moglie. Due uomini, che secondo gli accertamenti erano entrambi ubriachi, hanno avvicinato la coppia.
Per prima cosa hanno chiesto al giovane di origine africana di consegnare una sigaretta. L’eritreo ha opposto un rifiuto ed ha risposto che non fumava. Quando lui ha risposto di non avere sigarette, i due giovani inizialmente si sono allontanati e poi sono tornati indietro. A quel punto, i due si sono gettati contro la coppia, colpendo l’uomo con pugni e calci. Secondo quanto hanno detto i testimoni nel corso dell’aggressione i due giovani, l’italiano ed il bosniaco, hanno anche pronunciato alcune frasi razziste contro l’eritreo.
GLI ARRESTATI
Un colpo ha raggiunto l’aggredito al basso ventre. Pur essendo notte fonde alcune persone hanno assistito alla colluttazione e chiamato la polizia. Sul posto è intervenuta una pattuglia che, dopo un giro nel quartiere, ha sorpreso i due aggressori che sono stati arrestati. Si tratta di un italiano di 22 anni, già noto alla polizia e denunciato in passato per il reato di lesioni. L’aggressione è stata compiuta anche da un alto uomo, un cittadino di origini bosniache regolarmente residente in Italia. Lo straniero (anche in questo caso non sono state rese note le generalità del fermato) ha 23 anni e lavora nel capoluogo emiliano. Mentre gli agenti stavano procedendo al fermo dei due aggressori, l’eritreo si è recato un ospedale cittadino dove è stato medicato per le ferite ricevute nel corso della colluttazione. L’uomo è stato giudicato guaribile in una settimana.
I due aggressori sono stati portati nel carcere di Bologna e dovranno rispondere dei reati di rapina, lesioni finalizzate alla rapina. L’italiano ed il bosniaco sono anche stati denunciati per il reato di ingiurie aggravate da contenuto razziale. Nel corso della rapina il giovane eritreo è stato anche insultato con frasi pensanti. Gli aggressori hanno anche sottratto il telefonino alla vittima. La magistratura ha aperto un’inchiesta sull’accaduto dopo aver ricevuto la relazione delle pattuglia della polizia intervenuta in via Fioravanti.
Immigrazione, sgominata tratta di esseri umani dalla Libia. Dieci arresti
Il viaggio allucinante, pagato 4-5 mila euro, poteva durare anche due mesi. Tutto organizzato: fuga da Lampedusa, lavoro in nero e nozze fittizie
MILANO - I carabinieri del Ros l'hanno soprannominata «Operazione Caronte», il mitologico traghettatore dell'Ade. E di questo infatti si trattava: un traffico infernale di esseri umani su «carrette del mare», dalle sponde libiche a Lampedusa - con viaggi allucinanti, pagati 4-5 mila euro, che potevano durare fino a due mesi - aiuto nella fuga dai centri d'accoglienza e poi su al nord, dove li attendevano lavoro in nero e a volte anche matrimoni combinati con italiane per ottenere il permesso di soggiorno. La cellula centrale del traffico operava a Milano: i responsabili erano cittadini libici ed egiziani, che nel capoluogo lombardo avevano costituito la loro base operativa. Nella notte tra mercoledì e giovedì i carabinieri del Ros, sezione anticrimine di Milano, hanno arrestato nella provincia di Milano e a Torino dieci cittadini egiziani, tutti residenti e in parte regolari, nati tra il 1964 e il 1984. Altri sette cittadini africani sono stati localizzati all’estero e per loro è in atto la richiesta di ordine di cattura in altri Paesi europei ed extraeuropei. Ci sono altre 23 persone indagate, tra cui due italiani accusati di essersi prestati a matrimoni fittizi dietro pagamento di somme che potevano arrivare a 10 mila euro.
CENTINAIA DI PERSONE - L'operazione «Caronte» era partita nel 2006 per il contrasto al terrorismo transnazionale, puntando successivamente l'attenzione alla tratta di esseri umani e al reclutamento di clandestini in Libia. Da allora e fino ai primi mesi del 2008, i clandestini che sarebbero venuti in Italia - ha detto oggi il colonnello Mario Parente, vicecomandante del reparto operativo speciale dei Carabinieri - sono stati diverse centinaia, tutti adulti tra i 25 e i 40 anni, tutti nord-africani.
IL VIAGGIO ALLUCINANTE - Per arrivare in Italia, i migranti dovevano pagare tra i 4 e i 5 mila euro per la tratta: il viaggio poteva durare, a seconda delle condizioni del mare, dai 15 giorni ai due mesi. Spesso, giunti in vista delle coste di Lampedusa, gli scafisti abbandonavano i migranti su imbarcazioni prive di benzina, lasciate andare alla deriva. Il colonnello Parente ha sottolineato come questo sodalizio criminale fosse in grado di ricostruire l'intera filiera della tratta, in quanto una volta in Italia gli arrestati erano in grado di facilitare la fuga dei migranti dai centri di accoglienza, il loro trasferimento dal Sud Italia al Nord e anche verso altri Paesi europei, la regolarizzazione fittizia della loro posizione mediante matrimoni fittizi (per un ulteriore costo di otto mila euro), documenti falsi. Proprio dall’analisi della parte logistica dell’organizzazione è nata l’indagine, coordinata dal Pubblico ministero Piacente, che ha portato all’emissione delle ordinanze firmate dal Gip Clivio.
IL «CAPORALE» - Nell'indagine sono coinvolte anche tre aziende e una società cooperativa che si occupava di pulizie. Secondo quanto accertato dagli investigatori un egiziano che lavorava per questa cooperativa aveva il ruolo di caporale e procurava lavoratori a tre aziende. In più momenti dell'inchiesta l'attività dei carabinieri ha permesso di soccorrere gruppi di immigrati che erano stati lasciati a largo delle coste di Lampedusa dagli scafisti: i trafficanti infatti si muovevano dalla Libia con due barconi: arrivati a largo di Lampedusa facevano spostare tutti su una delle due imbarcazioni, poi salivano sull'altra e ritornavano in Libia, abbandonando gli immigrati al loro destino.
venerdì 6 marzo 2009
IMMIGRAZIONE: TRATTA DI ESSERI UMANI DALLA LIBIA, 8 ARRESTI
BARI - Organizzavano viaggi di clandestini dai Paesi africani sfruttando il porto libico di Zouara, ma una volta giunti nell'Italia meridionale alcuni immigrati venivano aiutati a fuggire dai Centri di accoglienza per essere poi sequestrati e rilasciati dietro il pagamento di un riscatto da parte dei loro famigliari.
La tratta di esseri umani, scoperta dai carabinieri del Ros di Bari, era resa più odiosa dalla circostanza che tra i clandestini spesso c'erano minorenni. Otto le persone sino ad ora arrestate, cinque quelle sfuggite alla cattura, dopo anni d'indagine della Dda di Bari. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere, che riguarda 13 persone (otto sudanesi, un tunisino, una donna marocchina, un ugandese, un iracheno e un eritreo) disseminate tra Sicilia, Calabria, Lombardia ed Emilia Romagna, è stata firmata dal gip di Bari Anna Polemio su richiesta dei pm Eugenia Pontassuglia e Renato Nitti. Agli imputati i magistrati contestano a vario titolo 36 capi d'imputazione.
L'accusa principale è quella di associazione per delinquere, con carattere transnazionale, finalizzata al sequestro di persona a scopo d'estorsione, al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e alla falsificazione di documenti. Per ogni clandestino trasportato l'organizzazione incassava dai 1.500 ai 4.000 euro (2.000 euro se erano minorenni). Con un solo viaggio si poteva arrivare ad incassare 40.000 euro. Al telefono i trafficanti chiamavano 'tonni' o 'cassette di pomodoro' la merce umana da trasportare; se minorenni, si trattava di 'valigie per la scuola'. L'inchiesta è partita da una precedente indagine avviata dal Ros nel 2005 su un gruppo di stranieri in contatto con persone indagate per terrorismo internazionale.
Dagli accertamenti non sono emersi episodi di terrorismo, ma si è scoperta l'esistenza di una vasta organizzazione di trafficanti di esseri umani, strutturata in cellule collegate tra loro. Ciascun gruppo reclutava i connazionali in Marocco, Egitto, Tunisia, Algeria e Sudan, trasferendoli via terra a Zouara. I referenti libici procuravano le imbarcazioni per il trasporto dei clandestini sulle coste italiane, in particolare a Lampedusa. La gestione degli immigrati, una volta arrivati in Italia e sistemati nei centri di accoglienza o di permanenza di Crotone, Agrigento e Caltanissetta, era affidata ad un trafficante sudanese, la cui cellula organizzava la fuga dei clandestini per portarli nel nord Italia. Ma a questo punto per gli immigrati, anche se minorenni, iniziava un nuovo calvario.
I carabinieri hanno accertato almeno una ventina di casi in cui i clandestini sono stati sequestrati e tenuti segregati in ricoveri di fortuna o addirittura all'aperto, per poi essere liberati dietro il pagamento di un riscatto (in media 500 euro) da parte dei loro congiunti. Tutto ricostruito attraverso le voci dei protagonisti, nel bene e nel male, di questa tratta, le cui conversazioni telefoniche sono state intercettate dagli investigatori e tradotte dalla lingua madre, l'unica precauzione con la quale i trafficanti pensavano di poterla fare franca sempre.
2a GENERAZIONE DI IMMIGRATI E CITTADINANZA ITALIANA
Se ne parlerà così a Roma, il prossimo 7 maggio (ore 16,30), nella Tavola Rotonda organizzata dall’Osservatorio UGL sui fenomeni sociali.
PUNTOEACAPO, Associazione Culturale No profit, nota per il suo impegno nel coniugare cultura e solidarietà, impegno civile e spettacolo, questa volta ha sposato senza se e senza ma l’iniziativa promossa dall’Osservatorio UGL sui fenomeni sociali per portare a conoscenza dell’opinione pubblica l’assurda situazione vissuta da centinaia di migliaia di ragazzi nostro concittadini, nati e vissuti in Italia, ma che ancora ad oggi sono in qualche modo italiani a metà, una sorta di italiani-non italiani.
Parliamo degli appartenenti alle cosiddette Seconde Generazioni, ragazzi nati in Italia, figli di immigrati, che vivono e studiano nel nostro Paese, parlano la nostra lingua, i nostri dialetti e spesso poco sanno del Paese d’origine dei loro genitori o addirittura non vi si sono mai recati. Eppure non sono riconosciuti cittadini italiani come tutti gli altri.
Per ottenere la Cittadinanza italiana devono infatti sottoporsi – al compimento del 18° anno di età – ad un iter burocratico lungo e complesso, che non sempre termina con esiti positivi per il richiedente, con conseguenti e inevitabili gravi problemi di inserimento sociale e di identità.
Sono tanti, sono infatti circa 530.000 i nostri concittadini che vivono tale disagio, e tale fenomeno è destinato a crescere in modo esponenziale nei prossimi anni; nel 1992 infatti sono stati solo seimila i ragazzi nati in Italia da genitori derivanti da altri paesi, mentre sono stati ben cinquantunomila quelli nati nel 2005. E’ una questione di civiltà; come nel resto di gran parte d’Europa, è ormai il caso di adottare anche in Italia il concetto giuridico dello “ius soli”, in sostituzione di quello superato dello “ius sanguinis”.
Se ne parlerà così a Roma, il prossimo 7 maggio (ore 16,30), nella Tavola Rotonda organizzata dall’Osservatorio UGL sui fenomeni sociali dal titolo:
SONO UNA 2a GENERAZIONE, NATO IN ITALIA, FIGLIO DI IMMIGRATI: CITTADINO ITALIANO? QUANDO E COME?
Presenzieranno alla Tavola Rotonda:
* Mons. VITTORIO NOZZA, Direttore Caritas Italiana
* MARIO MORCONE, Capo Dipartimento Libertà civili e immigrazione del Ministero dell’Interno
* GIOVANNI PUGLISI, Presidente Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO
* SAVINO PEZZOTTA, Presidente CIR
* MUSSIE ZERAI, Presidente Agenzia Habeshia
* VALERIO SAVIO, magistrato
* MOHAMED TAILMOUN, portavoce rete G2 (www.secondegenerazioni.it)
Modera: KARIMA MOUAL
Introduce: EUGENIO CARDI, Osservatorio UGL sui fenomeni sociali
Conclude: RENATA POLVERINI, Segretario Generale UGL
Testimonianze dirette di giovani appartenenti alle Seconde Generazioni:
- Loretta Grace (cantante)
- Sonia Van Arkadie (studentessa)
Con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO
In collaborazione con:
- Associazione Culturale PUNTOEACAPO
- Associazione fotografica bianco e nero, l’immagine latente - SOCIALNEWS (www.socialnews.it)
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