venerdì 5 luglio 2013

Che dirà il Papa a Lampedusa?

Che dirà il Papa a Lampedusa? Chiediamolo a Don Zerai, il prete che si trova sulla “frontiera” più calda d’Europa

By Paolo Zeriali   /   4 luglio 2013  /      

Lampedusa è tornata al centro dell’attenzione mediatica. Sbarchi a ripetizione negli ultimi giorni, con il rischio incombente di nuove tragedie. E poi… una visita eccezionale ed inattesa, quella di Papa Francesco che tra pochi giorni approderà allo stesso molo dove giungono le barche dei disperati. Il tutto mentre l’Italia ha la prima ministra di origine africana, che ha aperto con forza il dibattito sullo “ius soli” e mentre il Mediterraneo in fiamme rischia di innescare nuove colossali ondate di profughi.
Sembra la “tempesta perfetta” ed allora noi abbiamo deciso di contattare un uomo che in questo scenario gioca un ruolo da protagonista: don Mussie Zerai, prete cattolico eritreo che vive in Europa e ha dato vita ad Habeshia, agenzia per la cooperazione e lo sviluppo che ha però il preciso compito di aiutare rifugiati e richiedenti asilo in Italia.


Don Zerai è famoso soprattutto perché è al suo telefonino che chiamano gli occupanti dei barconi in difficoltà nel Mediterraneo. E’ lui che poi lancia l’allarme, avvisa le autorità italiane e consente i salvataggi.
Don Zerai, lei è naturalmente emozionato per la visita del Papa a Lampedusa. Quale messaggio crede che lancerà il Pontefice?
Pope_Francis_in_March_2013
Sì, sono molto emozionato, perché è la prima volta che un Pontefice va in questo luogo simbolo dove molti profughi e migranti arrivano carichi delle loro sofferenze e speranze, cosi come molti altri che non ce l’hanno fatta ad arrivare ed hanno perso la vita. La visita del Papa è importante anche per gli abitanti dell’isola, che abbiano il massimo riconoscimento per il valore di solidarieta che hanno praticato in tutti questi anni. Sono certo che il Papa chiamerà tutta l’Europa alle sue responsabilità di fronte a questi bisogni di protezione di migliaia di profughi, di rispondere con strumenti adeguati perché nessuno sia costretto ad arrivare in queste condizioni disperate.
Gli sbarchi sono ripresi alla grande. Dobbiamo aspettarci che continuino a questo ritmo per tutta l’estate?
Il rischio c’è. Finché l’Europa non metterà in campo vie alternative di ingresso legale per richiedenti asilo politico, ci saranno gli sbarchi.
L’Italia sta vivendo una grave crisi. Oltre 3 milioni di persone (tra cui molti stranieri) sono disoccupate e in autunno si teme un ulteriore peggioramento per il mercato del lavoro. Lei comprende quanti guardano con preoccupazione all’arrivo in massa di altra gente qui o pensa che gli italiani siano razzisti?
Conosco la situazione economica italiana, ma chi arriva spesso fugge da realta molto peggiori, guerre e dittature ect… Il 98% delle persone sbarcate sono richiedenti asilo, l’Italia non è obbligata a tenersi tutti i rifugiati in casa, potrebbe fare come fa Malta, chiedere agli altri Stati di condividere il peso. Gli italiani non tutti sono razzisti, ma in Italia c’è il razzismo usato come arma politica per il tornaconto elettorale, che rischia di imbarbarire la società civile di questo Paese. Perché la soluzione del problema non è la guerra tra i poveri, ma una politica estera, economica e di cooperazione, che cerca di risolvere il problema alla radice nei Paesi di origine dei disperati che arrivano.
Che cosa pensa dello “ius soli”? Se viene applicato in maniera integrale, non c’è il rischio che i trafficanti di uomini riempiano le barche di donne incinte, che in alto mare si consumino tragedie, come aborti o decessi delle stesse madri senza alcuna assistenza?
Si dà lo ius soli a figli di migranti residenti in Italia, non a quelli nati sul barcone. Prima di ottenere la residenza, un migrante deve passare il controllo delle autorità competenti, una volta che le autorità italiane hanno dato l’ok per la residenza, quella persona ha dei diritti e doveri in questo Paese. Ecco, i figli nati da persone residenti in Italia è giusto che abbiano la cittadinanza.
E non c’è il rischio che gli sfruttatori impongano con lo stupro delle gravidanze forzate alle prostitute per consentire loro di rimanere in Italia?
Quanti sono in percentuale ? Poi esiste la Magistratura per indagare se ci sono dei abusi di questo genere.
D’altro lato, è possibile che lo “ius soli” riduca il numero degli aborti, visto che oggi sono soprattutto le immigrate a ricorrere all’interruzione di gravidanza?
Se uno il figlio non lo desidera non sara certo il ius soli a fermarlo. Se qualche vita umana si salva con questo, non sarebbe tanto male.
Non crede che la cittadinanza dovrebbe essere accompagnata da un minimo di conoscenza dei diritti e dei doveri?
Non credo che lei che mi sta facendo la domanda appena nato aveva coscienza della cittadinanza che stava assumendo in quel momento. Lo ha imparato crescendo, cosi anche i figli dei migranti nati sul suolo italiano che crescono qui lo imparano come tutti gli altri bambini.
Che cosa sta succedendo in Sinai? I mass media italiani non ne parlano… So che gli eritrei in fuga sono stati torturati. Da chi?
Nel Sinai è in atto da anni ormai un fiorente traffico di esseri umani gestito da beduini in collaborazione con elementi della criminalita organizzata e gruppi armati che si finanziano con i traffici di ogni genere, tra cui anche quello di esseri umani. Questi trafficanti che tengono in ostaggio i profughi eritrei li torturano per costringerli a chiamare amici e parenti a farsi dare soldi del riscatto.
Come giudica il comportamento delle autorità egiziane rispetto ai rifugiati africani?
L’Egitto ai tempi di Mubaraq ha negato l’esistenza di queste persone in ostaggio, quindi si è perso molto tempo prezioso, poi arrivata la “primavera araba” che ha cambiato tutto lo scenario, quindi ora non abbiamo un governo che sia in grado di fronteggiare questi problemi.
E Israele? C’è razzismo in Israele?
La politica israeliana nei confronti dei profughi provenienti attraverso il Sinai non è positiva, sono stati criminalizzati, li chiamano “infiltrati”, non riconoscendo a loro nessuna protezione, anzi vengono tenuti in centri di detenzione a tempo indeterminate. In Israele c’è il razzismo come c’è qui in Europa, spesso anche là è fomentato da politici o gruppi per interessi particolari.
Perché si fugge dall’Eritrea?
Molti fuggono dall’Eritrea per la situazione di totale assenza di libertà. Come ben descrive l’utimo rapporto dell’Onu, l’Eritrea è la Nord Corea dell’Africa sul piano dei diritti umani e civili. Il servizio militare si è trasformato in una schiavitù legalizzata, molti giovani non sono disposti a dare 15-20 anni della loro vita al servizio del regime che tiene con pugno duro tutto il Paese.
Che cosa succede adesso per gli stranieri in Libia? Si stava meglio ai tempi di Gheddafi?
In Libia per i profughi sub-sahariani la vita è molto dura, spesso finiscono nei centri di detenzione dove viene calpestata la loro dignità di esseri umani. Questo è anche frutto dell’accordo Italia-Libia, di cui in questi giorni si sta parlando anche con il primo ministro libico in visita in Italia. Non si stava meglio prima, ma almeno c’era un interlocutore, ora c’è troppa confusione, le forme di discriminazione razziale o religiose si sono accentuate rispetto ai tempi di Gheddafi.
Perché il mondo non ha parlato della strage di africani da parte dei miliziani anti-Gheddafi? Almeno da Obama ci si poteva aspettare una presa di posizione…
Molti crimini commessi dalle milizie sono stati taciuti, tra cui il massacro di molti africani. Non so perché nessuno ha parlato, so che io sono stato tra quelli che hanno denunciato, consegnando un CD fotografico dei massacri al Commissario Europeo per diritti umani nel 2011.
Come prete cattolico, cosa pensa del dilagare del fondamentalismo islamico? A parte le motivazioni economiche, la denuncia di precedenti regimi corrotti filo-occidentali, non c’è forse un disegno fondamentalista religioso?
Come sempre, la religione viene strumentalizzata per fini politici o economici e di potere, quello che sta succedendo anche oggi in molti Paesi tra cui il Nord Africa. Penso sia importante che la comunità internazionale offra più spazio ai moderati, supporti loro nelle trattative sul piano politico ed economico senza intromettersi a gamba tesa, perché finisce per favorire il fondamentalismo.
La Turchia è in rivolta, l’Egitto è sull’orlo della guerra civile, in Siria la guerra civile c’è già. Dobbiamo attenderci nuove masse di rifugiati in fuga verso l’Europa? Saranno milioni?
Non credo all’esodo di cui si parla. Anche durante il 2011 si temeva l’arrivo di milioni, invece il più grosso numero dei profughi è stato nei Paesi limitrofi. Ma è molto importante la rapidita con la quale i conflitti vengono risolti, se si protraggono nel tempo è ovvio che la gente è costretta a cercare altre soluzioni. Ecco, l’impegno della Comunità internazionale deve essere quello di chiudere con rapidità i conflitti attuali e prevenire che non nascano altri.
L’Africa ha ricevuto tanti aiuti negli ultimi decenni. Perché non è riuscita a decollare economicamente? Non ci saranno delle colpe anche da parte degli africani? Perché la Cina ha saputo diventare una potenza (senza aiuti) e l’Africa no (con gli aiuti)?
Gli aiuti dati all’Africa nei deceni sono spesso falsi aiuti, non per rendere autonome le popolazioni ma per renderle più dipendenti da questi aiuti. La colpa dei leader africani nei deceni passati è gravissima, avidita di denaro e di potere ha fatto dimenticare il bene comune per il loro popolo. L’Occidente invece di sostenere gli Stati più virtuosi ha preferito corrompere i più propensi alla corruzione per fare affari con dei veri mostri al potere.
Non c’è forse una carenza di autostima da parte degli africani, che cercano sempre qualche modello “bianco” da imitare, cui ispirarsi?
Sicuramente ci sarà questo che lei dice, perché nei Paesi che sono stati occupati per centinaia di anni dai “bianchi” è normale che le generazioni arrivate dopo che hanno conosciuto solo quello come modello guardino a quel modello. I cinesi hanno dovuto chiudersi per più di 50 anni in se stessi per elaborare un loro modello di sviluppo, molto copiato dall’Occidente ma adattato alla loro realta. Si vedra in futuro se tutto questo è riuscito bene o meno. Anche in Africa qualcosa si sta muovendo con molta fatica perché sono 56 nazioni diverse, con mentalità e cultura diverse una dall’altro, ci vorrà molto più tempo ancora.
Le politiche di rimpatrio assistito falliscono, a mio avviso, perché non tengono conto di un fattore psicologico. A parità di soldi, l’africano si sente comunque più ricco se vive in Europa o in America. Sente quasi una “promozione sociale” il fatto di vivere circondato da bianchi. Io ho tratto spesso questa impressione. E’ del tutto sbagliata?
Questa sua impressione potrebbe essere una senzazione iniziale del migrante o profugo africano, ma dopo pochi anni cambia del tutto. Il rimpatrio assistito fallisce perché chi torna vuole tornare con la vita cambiata, cioè l’africano vuole tornare con soldi per fare qualche attività in propria, fare casa, sollevare la propria famiglia dalla condizione di indigenza, come gli italiani che sono emigrati negli Usa, in Canada o Australia e nel Nord Europa, cosi molti migranti africani oggi sorreggono l’econimia del loro Paese con le rimesse, altrimenti milioni di persone morirebbero di fame o ci sarebbero molte più ondate di migranti che arrivano.
In Europa e negli Stati Uniti molti accusano gli africani di fare troppi figli e dicono che questa è la causa del mancato sviluppo. Come prete e come eritreo, come replica?
I Figli sono un dono di Dio e la ricchezza dell’Africa, se avessimo ascoltato gli europei oggi l’Africa sarebbe un Continente solo per i vecchi, come sta diventando l’Europa. Ovvio, bisogna dare formazione alle coppie per fare figli essendo in grado di garantire una vita dignitosa, ma questo non deve tradursi nel fatto che chi è povero non deve fare figli. In Africa non c’è il benessere che c’è in Europa per cui le persone vivono fino a 90 anni, spesso l’età media è di 45 anni, se non si fanno figli presto, il Continente resta vuoto, ma man mano che arriverà il benessere calera anche il numero dei figli, come è successo in Europa.
Pensa di riuscire a vedere nei prossimi decenni, nell’arco della sua vita, un Mediterraneo pacificato e felice, dove nessuno debba salire su un barcone per fuggire?
Questo lo spero, ci vuole lo sforzo di tutti perché questo si realizzi, questo prosuppone meno egoismi più solidarietà e dialogo tra le diverse culture del Mediterraneo e non solo, ci deve essere una sinergia per il bene comune tra il Nord e il Sud del mondo, altrimenti la Pace o la Felicità di cui parliamo non ci sarà.
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