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mercoledì 11 maggio 2011

Ignorati dalla Nato 61 profughi sono morti




Un’altra tragedia della disperazione si è consumata nel Mediterraneo tra l’indifferenza dell’Occidente. A rompere il muro di silenzio è stato il britannico Guardian, che ieri ha raccontato la drammatica traversata del Canale di Sicilia, tentata tra fine marzo e inizio aprile da 72 migranti nord africani (47 etiopi, 7 nigeriani e altrettanti eritrei, 6 ghanesi e 5 sudanesi), di cui 61 sono morti in mare di fame e di sete. A bordo c’erano anche venti donne e due bimbi piccoli, uno dei quali di un anno appena. Sempre ieri la portavoce dell’Unhcr, Laura Boldrini, ha parlato di oltre 800 morti in mare mentre cercavano di raggiungere l’Italia. I migranti sarebbero affondati a bordo di tre navi, la cui presenza nel Mediterranneo non è però stata confermata dalla Guardia costiera. La ricostruzione del Guardian è avvalorata, invece, da don Mussie Zerai, sacerdote eritreo residente a Roma, che ha ricevuto sul suo telefono cellulare l’Sos dei naufraghi. Il numero di don Mussie è conosciuto da molti immigrati, che il sacerdote assiste da anni. Il prete, animatore dell’agenzia Habeshia per la cooperazione allo sviluppo, lancia anche pesanti accuse alle istituzioni internazionali deputate al controllo e alla sicurezza del Mediterraneo, (in particolare alla Nato), che pur avendo intercettato il barcone non hanno soccorso i migranti alla deriva.

martedì 10 maggio 2011

NATO: Investigate Fatal Boat Episode

63 Allegedly Died After Drifting Vessel Sought Rescue Unsuccessfully
May 9, 2011
What could NATO have done to prevent these people from dying? We need an investigation to determine if, and how, this terrible tragedy could have been averted.
Judith Sunderland, senior Western Europe researcher
(Milan) - NATO and its member countries should conduct a full investigation into allegations of failure to rescue a disabled boat filled with migrants fleeing Libya, Human Rights Watch said today. The boat, carrying seventy-two people including two babies, apparently drifted for two weeks in the Mediterranean before landing back in Libya on April 10, 2011, despite distress calls and sightings by a military helicopter and what appeared to be an aircraft carrier. Only nine people survived, one of them told Human Rights Watch.
Human Rights Watch interviewed both the survivor and a priest based in Rome who was briefly in contact with the passengers by telephone.

lunedì 9 maggio 2011

NATO denies failure to save African migrants

Bloc rejects report that migrants were left to die on board stranded boat, despite distress calls.
Last Modified: 09 May 2011 15:52



NATO has denied a report claiming its military units failed to save dozens of migrants fleeing north Africa by boat which had been adrift in the ocean for 16 days, leading to the deaths of 61 people.
British newspaper The Guardian said despite a distress call from the boat to the Italian coastguard and a military helicopter and NATO warship, no rescue effort was attempted.

Aircraft carrier left us to die, say migrants

Exclusive: Boat trying to reach Lampedusa was left to drift in Mediterranean for 16 days, despite alarm being raised
    Refugees from Libya reach Lampedusa
    Refugees from Libya reach Lampedusa. A warship failed to rescue a boat in trouble – leaving 61 people on board to die. Photograph: Francesco Malavolta/EPA
    Dozens of African migrants were left to die in the Mediterranean after a number of European military units apparently ignored their cries for help, the Guardian has learned. Two of the nine survivors claim this included a Nato ship.

The African shepherd | Moses Zerai

http://www.maltatoday.com.mt/news/the-african-shepherd-moses-zerai

Moses Zerai founded a refugee coordination agency called Habeshia, which operates from within Vatican walls.
Fr Moses Zerai, founder and coordinator of Eritrean refugee agency Habeshia, spends his time tracing lost relatives of migrants who never arrived to their destinations. He also lobbies with governments to intervene, rescue or protect migrants trapped in situations between life and death.

Stranded in a country torn apart by a raging civil war, hundreds of Sub-Saharan migrants remain abandoned to an uncertain fate by the international community.

giovedì 14 aprile 2011

La testimoninza

Profughi, "Quel gommone senza benzina e con 72 persone, ma nessuno s'è fermato"

La denuncia di padre Moses Zerai, dell'agenzia eritrea Habeshia: "Ne sono morti 63, 61 in mare e 2 nelle carceri libiche. Le correnti marine li hanno riportati sulle rive della Libia, dove sono stati anche arrestati". Dei 9 superstiti, 8 sono etiopi (dei quali una donna) e un eritreo

ROMA - "Sono stupito - dice padre Moses Zerai, presidente dell'agenzia eritrea Habeshia, Cooperazione per lo Sviluppo - perché il 90% della stampa ha scelto il silenzio di fronte ad un atto così grave, crudele e disumano che stiamo denunciando. Cioè quello del gommone partito da Tripoli il 25 marzo con 72 persone a bordo, di cui si sono perse le tracce dal tardo pomeriggio del 26 marzo scorso. Sono stati localizzati per l'ultima volta a circa 60 miglia da Tripoli e poi il nulla - aggiunge Zerai - noi, più volte, abbiamo segnalato la loro scomparsa, ci è stato detto che non sono stati trovati".

Due superstiti morti in carcere.

La testimonianza del presidente dell'agenzia Habeshia prosegue: "In questi giorni siamo stati contattati da 9 persone che, dopo due settimane in mare, sono tornate a Tripoli. Raccontano di essere sopravvissuti in 11, due donne e 9 uomini. La corrente del mare li ha portati a Zelatien (non lontano dal confine con la Tunisia) dove i militari di Ghedafi li hanno presi e messi in carcere. Due di loro, un ragazzo e una ragazza, sono morti in galera perché non sono stati soccorsi e curati. Dopo qualche giorno 7 dei sopravvissuti sono stati trasferiti nel carcere di Tuweshia, a Tripoli, mentre due sono stati portati in ospedale a Zelatien".

"Abbandonati da navi italiane". Il racconto di Zerai prosegue con un'accusa: "I profughi sono stati abbandonati da diversi navi militari, una di queste era italiana, ma anche da pescherecci e da un elicottero che si è avvicinato lanciando loro da bere, ma poi lasciandoli morire. Un atto disumano", ha aggiunto ancora il sacerdote. "Queste nove persone sono testimoni della tragedia. Ho parlato con uno che ha perso la moglie, morta per la fame e la sete". Poi un particolare drammatico del racconto riguarda "il loro gommone rimasto fermo senza carburante. Lo conduceva uno dei migranti, un ragazzo del Ghana che non sapeva utilizzare il GPS del telefono satellitare. Ha chiesto aiuto, tentando di parlare anche con la Guardia Costiera italiana, ma non si sono capiti".

Le domande. "Chiediamo che la Nato faccia piena luce su questa vicenda conclude Zerai - perché queste 63 persone sono state lasciate morire? Di chi era l'elicottero che si è limitato a fornire acqua ai profughi senza poi mandare i soccorsi? Quali sono le navi militari che hanno avvistato il gommone nei giorni tra il 25 - 30 marzo?. Queste persone sono morte perché qualcuno ha deciso di non soccorrerli. Vogliamo sapere di chi e stata questa scelta.

(14 aprile 2011)