Sulla sponda sud del Mediterraneo è in atto quella che molti definiscono “la primavera del mondo arabo”. Come in un effetto domino, l’impatto delle guerre e delle rivoluzioni nei paesi del Nord Africa si sta facendo sentire negli altri paesi. Come rispondono l’Europa e l’Italia? Stando ai messaggi dei politici e agli umori della gente sembra regnare un clima di paura e di chiusura. Più che la complessità della situazione geo-politica, a preoccupare è soprattutto la questione immigrazione. Quanti profughi dovranno ancora arrivare? Come possiamo tenerli lontani? Se bombardiamo la Libia, arriveranno in massa? L’allarme è però eccessivo. Con questo aggettivo lo ha definito Laurens Jolles, rappresentante per l’Italia dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), nel corso di un incontro organizzato da Link2007 a Roma.
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venerdì 6 maggio 2011
Italia: Se temiamo i profughi più della guerra
Sulla sponda sud del Mediterraneo è in atto quella che molti definiscono “la primavera del mondo arabo”. Come in un effetto domino, l’impatto delle guerre e delle rivoluzioni nei paesi del Nord Africa si sta facendo sentire negli altri paesi. Come rispondono l’Europa e l’Italia? Stando ai messaggi dei politici e agli umori della gente sembra regnare un clima di paura e di chiusura. Più che la complessità della situazione geo-politica, a preoccupare è soprattutto la questione immigrazione. Quanti profughi dovranno ancora arrivare? Come possiamo tenerli lontani? Se bombardiamo la Libia, arriveranno in massa? L’allarme è però eccessivo. Con questo aggettivo lo ha definito Laurens Jolles, rappresentante per l’Italia dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), nel corso di un incontro organizzato da Link2007 a Roma.
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lunedì 2 maggio 2011
La Romania aiuta l'UNHCR a evacuare rifugiati eritrei dalla Libia
Timisoara, 27 aprile 2011. Un contingente di 29 rifugiati eritrei provenienti dal campo profughi di Shousha
in Tunisia ha raggiunto durante la mattinata del 20 aprile scorso il
Centro di Transito di Emergenza (ETC) di Timisoara, nella Romania
occidentale. L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha
realizzato l'operazione di trasferiento umanitario in collaborazione con
il governo romeno e l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. I
profughi saranno ora accolti presso il Centro di Transito di Emergenza
per un periodo massimo di sei mesi, mentre saranno definite le sedi
europee e non in cui essi saranno accolti con concessione di asilo
politico. I
migranti eritrei hanno testimoniato riguardo alla durissima detenzione e
alle torture che hanno subito nella Libia di Gheddafi, dopo essere
fuggiti dall'Eritrea in quanto perseguitati per la loro posizione di
obiettori di coscienza. Alcuni di loro sono stati respinti dal governo
italiano, mentre cercavano di raggiungere Lampedusa. Le testimonianze
dei profughi riguardano anche numerosi episodi di abusi, stupri,
maltrattamenti, sevizie e anche di omicidi che hanno colpito le famiglie
eitree e subsahariane in Libia, dopo l'inizio della rivoluzione. Tali
atrocità sarebbero state commesse sia dai lealisti che dai ribelli,
mentre un diffuso clima di persecuzione razziale si sarebbe diffuso
nell'attuale Libia, causando morti violente, aggressioni, espropri e
saccheggi nei confronti di subsahariani, tacciati pretestuosamente di
essere mercenari di Gheddafi dai ribelli, traditori dai lealisti.
Centinaia di eritrei, etiopi, sudanesi, ivoriani e altri cittadini
subsahariani sono scomparsi nel nulla, mentre alcuni campi profughi,
come quello di Shousha, ne hanno accolti numerosi gruppi, sotto l'egida
dell'UNHCR. Si stima che almeno 600 mila profughi abbiano
raggiunto la Tunisia, l'Egitto e il Niger fuggendo dalla Libia. La
Romania ha già collaborato negli anni scorsi con le Nazioni Unite,
ospitando centinaia di profughi subsahariani che successivamente sono
stati accolti dal Canada, dal Regno Unito, dai Paesi scandinavi,
dall'Olanda e dall'Australia.
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