UNHCR
Briefing bisettimanale alla stampa
17 maggio 2011
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Libia: a centinaia ritornano per imbarcarsi verso l’Europa
Si
contano ormai a centinaia le persone - fuggite le scorse settimane
dalla Libia verso Tunisia ed Egitto - che sono rientrate nel paese con
l’intenzione di imbarcarsi per l’Europa. Tra loro vi sono anche
rifugiati, come i membri delle comunità somala, etiopica ed eritrea che
si trovano nei campi di Shousha, nei pressi del confine libico-tunisino.
L’Alto
Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) prosegue nei
suoi colloqui con queste comunità, cercando di evidenziare loro i rischi
che le traversate possono comportare, oltre a quelli che si corrono
attraversando la frontiera libica. Lo scorso mese di marzo l’UNHCR aveva
appreso dalla stessa comunità somala nel campo di Shousha che due
cittadini somali erano stati uccisi in Libia dopo essere rientrati nel
paese, attraversando il confine dalla Tunisia.
Finora
sono circa 14.000 le persone arrivate via mare dalla Libia in Italia e a
Malta. Di queste, 1.669 sono sbarcate tra venerdì e sabato. In base
alle testimonianze di sopravvissuti e famigliari, sarebbero oltre 1.200
le persone disperse a partire dallo scorso 25 marzo.
L’UNHCR
ha incontrato anche a Tripoli rifugiati che hanno in programma di
intraprendere questo pericoloso viaggio. Sono pienamente consapevoli
dell’alto tributo di vittime che viene spesso pagato, ma dicono anche di
non avere niente da perdere. Preferirebbe morire cercando di
raggiungere un posto sicuro - dice un uomo eritreo agli operatori
dell’Agenzia - piuttosto che continuare a vivere in questa situazione di
pericolo. Molti hanno vissuto in Libia per anni, hanno dovuto
affrontare anche la detenzione e sono originari di paesi come Eritrea e
Somalia dove non è possibile tornare in sicurezza.
Basandosi
anche su colloqui con persone arrivate in Italia, l’UNHCR ritiene che
saranno ancora migliaia le persone che cercheranno di attraversare il
Mediterraneo. La maggioranza di loro naviga su imbarcazioni in pessime
condizioni e sovraccariche di passeggeri. Spesso poi non c’è un
equipaggio specializzato nel condurre i natanti. Questo non fa che
moltiplicare i rischi. L’Alto Commissariato pertanto reitera il proprio
appello a tutte le navi che solcano il Mediterraneo affinché considerino
tutte le imbarcazioni che partono dalla Libia come bisognose di
assistenza e che in qualsiasi momento del viaggio potrebbero facilmente
trovarsi in difficoltà.
L’UNHCR
auspica di poter al più presto ristabilire una presenza internazionale
in Libia occidentale. Al momento lo staff locale dell’Agenzia e le
agenzie partner sono impegnati in progetti volti all’assistenza dei
rifugiati e richiedenti asilo. L’UNHCR ha in programma di estendere
quest’assistenza per cercare di alleviare le difficoltà che molti
rifugiati devono sopportare. Con la partenza degli stranieri e il
collasso dell’economia libica - dicono molti di loro - anche la mera
sopravvivenza è diventata una lotta.
Team
di operatori dell’Alto Commissariato sono impegnati in Egitto e Tunisia
nell’intervistare richiedenti asilo e rifugiati e valutare le loro
domande. Quando possibile li segnalano per il reinsediamento in paesi
terzi. Con grande tristezza l’UNHCR ha appreso che – a seguito di
interviste avvenute lo scorso anno in Libia – persone che erano state
avviate nella procedura di reinsediamento hanno recentemente perso la
vita nel tentativo di raggiungere l’Europa. Nell’ambito delle interviste
viene assegnata priorità alle persone la cui procedura di
reinsediamento è già avviata e ai casi vulnerabili.
Saranno
6.000 le persone che nei prossimi mesi - secondo le stime dell’Agenzia -
avranno bisogno di essere reinsediate dalle frontiere di Egitto e
Tunisia, oltre a circa 2.000 dal Cairo. Finora 11 paesi di
reinsediamento hanno messo a disposizione 900 posti. Oltre a questi, gli
Stati Uniti hanno offerto un numero di posti significativo ma non
specificato.
Per ulteriori informazioni:
Ufficio stampa -- 06 80212318 -- 06 80212315
Portavoce: Laura Boldrini -- 06 80212315 -- 335 5403194 www.unhcr.it
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